Il vero problema degli ampli

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lucaesse
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Il vero problema degli ampli

#1 Messaggio da lucaesse » lunedì 9 febbraio 2026, 23:33

Intermezzo in classe AB a rimarcare una differenza tra i vari argomenti trattati.


Esempio di schema in classe AB, tirato giù quasi a caso dalla rete:

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BDP495_496 - Copia.jpg
BDP495_496 - Copia.jpg (109.44 KiB) Visto 20695 volte
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Ingresso differenziale con pozzo di corrente e alimentazione duale ma VAS con bootstrap, non un secondo pozzo: vecchio ma non antico.

E' ovviamente lo schema elettrico, non descrive la realizzazione fisica. Vale in particolare per l'alimentatore, che se ne sta in disparte lasciando il centro della scena al complesso amplificatore. Se pensate che collegarlo all'ampli sia solo questione di attaccare degli spezzoni di cavo nelle piazzoline con segnata la tensione senza confonderle, siete fuori strada. E scommetto che se cablate la massa come è disegnata il ronzio diventa il vostro incubo notturno ricorrente. (c'è una svista nelle connessioni del ponte, pace.)





Se chiedete a un audiofilo che ha iniziato a interessarsi di tecnica qual'è il percorso del segnale, lui con tutta probabilità seguirà quello che ho (maldestramente) indicato qui:

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schema segnale.jpg
schema segnale.jpg (241.16 KiB) Visto 20695 volte
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Non si può negare che il segnale in ingresso progredisca nell'ampli seguendo la linea gialla. Il vostro tecnofilo alle prime armi si divertirà a riconoscere i vari stadi: ingresso differenziale, vas, cascata di inseguitori di emettitore complementari come finali. Se è molto alle prime armi potrebbe persino provare a dimenticarsi :o della linea arancione: la famigerata/benedetta rete di controreazione.



Due osservazioni:

. il partitore della NFB finisce, con l'interposizione di un critico condensatore, a massa. Il che è banale sul disegno, spesso molto meno nei circuiti reali dove bisogna tenere a cuccia una quantità di disturbi, alcuni dei quali determinati a inquinare le connessioni verso massa;

. il differenziale di ingresso avrebbe dovuto essere colorato nella giunzione dei due emettitori. Non l'ho fatto per poter sottolineare che non è interno al loop di NFB, anche se ne beneficia indirettamente (e pure molto!).



Seguendo la linea gialla si possono fare interessanti considerazioni sulle tipologie adottate per i vari stadi, disquisire se si possa fare di meglio, ecc. Chi vorrà mettere un cascode qui, chi invece invoca un pozzo di corrente là, chi dice: meglio semplice com'è. Uno spasso.

Una cosa è certa: se non superate la linea gialla il diffusore non suona, perché energia per muoverlo non ne avete.





Se invece fate la medesima domanda a uno che si sia cimentato nell'effettiva costruzione di un finale, lui penserà a cosa alimenta l'altoparlante, il percorso del segnale per lui sarà:

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segnale potenza.jpg
segnale potenza.jpg (312.11 KiB) Visto 20695 volte
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Questi sono i percorsi dell'effettivo segnale in uscita; la corrente che muove l'altoparlante passa da quelle connessioni.

L'unica parte in comune con il percorso della linea gialla sono i finali. Fanno da spartiacque: alla loro DX la parte di potenza, quella che effettivamente fornisce la corrente per far suonare il diffusore; alla loro SN il circuito che li pilota e li mette in grado di modulare la corrente in uscita.



L'arrangista con un po' di pratica pensa immediatamente al percorso rosso perché è costoso, difficile da dimensionare, molto difficile da realizzare. Su quelle connessioni non scorre semplicemente la corrente erogata dall'ampli ma cose ben peggiori.


I finali erogano ciascuno corrente in uno solo dei due sensi, sulle alimentazioni non scorre l'intero segnale ma la sola semionda a corrente positiva o la semionda negativa; Il finale si comporta come un raddrizzatore a semionda e il contenuto armonico della corrente conseguente è estremamente più complicato ed esteso del segnale musicale.

I condensatori vengono caricati con brevi impulsi di corrente, l'intensità è molto maggiore di quella assorbita in media dall'ampli. I medesimi picchi e l'intensa corrente verso massa di ritorno dal diffusore fanno si che se organizzate male le masse vi ritrovate dei punti che sullo schema sono tutti a 0V e che in realtà sono a potenziali differenti.



Avete capito che la parte di potenza è il regno delle interferenze elettromagnetiche e delle tensioni parassite. La realizzazione pratica deve considerare fenomeni che lo schema non racconta. Lì una linea collega il condensatore dell'alimentatore a un finale, un'altra porta a massa il diffusore, semplice. Fatelo concretamente con due cavi messi casualmente lontani da loro e avrete aggiunto un bella induttanza non pevista e irradiato disturbi elettromagnetici carichi di alte frequenze. E ancora non avete sentito cosa può combinare la ricarica dei condensatori di filtro se cablati maldestramente!




La zona rossa è apparentemente semplice concettualmente, concretamente impegnativa e poco prevedibile se ci limitiamo a guardare uno schema sulla carta. E' quella dove gira il segnale che vi fa scoltare la musica.

La zona gialla è complessa concettualmente, risente anch'essa della concreta implementazione ma non implica correnti importanti e conseguenti seccatura; serve a spiegare alla zona rossa cosa deve fare, non a muovere gli altoparlanti.




Se abbandoniamo la classe AB per la classe D la zona rossa cambia concettualmente il suo modo di funzionare. Il problema di gestire notevoli correnti rimane inalterato ma si aggiungono seccature nuove: bus-pumping e "speaker-pushing"* non sono problemi conosciuti da un alimentatore di un classe AB.

Ovviamente anche la parte gialla cambia completamente ma non modifica il suo ruolo: continua ad essere la parte che deve pilotare chi fa davvero il lavoro importante.






Se avete seguito i post in cui riporto il racconto di Puteyzs sapete che la parte gialla per lui è stata un serio problema sino al 2000, quando ha presentato la serie UdC di Hypex, di li in poi si è dedicato sostanzialmente ad affinarla.



Stiamo parlando del modulatore PWM che nel 2026 a me non è parso la parte più interessante della classe D: basta guardare i numeri in una prova di un ampli decente e si capisce che ormai lo sanno fare bene. Esattamente come sono soddisfacenti i numeri di qualsiasi classe AB adeguatamente retroazionato e progettato con competenza.

Tutto vero sino a che non inizi a soffrire la parte rossa, quella di potenza. Ed è qui che classe AB e classe D sono due cose totalmente diverse. Tecnicamente mi sembra questa la parte più interessante e determiante per le effettive prestazioni.




Riassumendo:

se parliamo di bus-pumping e speaker-pushing parliamo di problemi specifici della classe D, a mio avviso con ancora molte zone d'ombra, se parliamo di potenza a lungo termine siamo nel campo sia della classe D che nella classe AB, con notevoli differenze pratiche. Stiamo comunque discutendo della gestione della potenza: zona rossa;

discutendo di tecniche di modulazione PWM siamo in zona gialla, tecnologia ormai definita seppur ancora in miglioramento. E' l'equivalente di disquisire sul vantaggio o meno di usare o non usare un cascode nel differenziale d'ingresso in un classe AB.




Per tornare al racconto di Putzeys, al momento non ho ancora trovato alcuna sua considerazione in merito alla gestione della potenza della classe D, eccetto il fatto che il suo personale interesse per questi ampli è stato motivato semplicemente dal maggior rendimento.



Luca

* "speaker-pushing" è il termine deliberatamente buffo con cui indico le difficoltà imposte da back-EMF e reattività del carico nello spcifico caso della classe D. Si accettano candidature alternative come anche pareri contrari all'uso di un termine simile.

F.Calabrese
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Re: Il vero problema degli ampli

#2 Messaggio da F.Calabrese » martedì 10 febbraio 2026, 10:52

Considero il post che precede come il più interessante ed esplicativo che abbia mai letto qui.

Per questo lo metto all'attenzione dedicandogli una discussione a parte (invece che farlo finire negletto a pag.21 della discussione sui Classe-D).

Fantastico come al solito, Lucaesse !!! ;)

Grazie a nome di tutti
Saluti
F.C.

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Re: Il vero problema degli ampli

#3 Messaggio da F.Calabrese » martedì 10 febbraio 2026, 10:54

Ora invito Lucaesse -o chiunque di voi- a postare uno schema analogo, ma di un ampli in Classe-D con alimentazione switching.

Capiremo moltissimo...

Saluti
F.C.

F.Calabrese
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Re: Il vero problema degli ampli

#4 Messaggio da F.Calabrese » martedì 10 febbraio 2026, 18:03

Ora osserviamo insieme l'ultimo grafico di Lucaesse, facendo attenzione al puntino rosso (indicato dalla freccia), vale a dire al collegamento a terra del condensatore C2. Questo è il punto di riferimento per la controreazione. In pratica l'ampli tratta come segnale effettivo la DIFFERENZA tra la tensione in ingresso e quella del partitore formato dalle resistenze R3 ed R4. Ma quella tensione "balla" letteralmente sul riferimento a terra indicato appunto dal puntino rosso e dalla freccia...! :o :shock: 8-)

Ampli percorso correnti.jpg
Ampli percorso correnti.jpg (312.56 KiB) Visto 20315 volte

Rifletteteci: in molti dei migliori ampli quel punto è separato dalla terra dell'alimentazione (alla quale è collegato il diffusore...) da una resistenza di valore compreso tra i due ed i dieci ohm. Senza di essa sono presenti rumori ed instabilità varie. Ma la presenza di quella resistenza rappresenta un motivo di riflessione di enorme importanza: essa infatti manca del tutto negli ampli in Classe-D, verosimilmente perché il loro layout è talmente compatto da non far prevedere alcun problema. Ma potrebbe non essere così...!

Che ne pensi, Lucaesse...? Come mai hai messo il puntino rosso...???


Saluti
F.C.

lucaesse
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Re: Il vero problema degli ampli

#5 Messaggio da lucaesse » martedì 10 febbraio 2026, 21:39

Ciao Fabrizio, grazie per aver così apprezzato il post.


Si, il puntino rosso era lì proprio perché, rimanendo nella classe AB, se in un finale si separa la parte di potenza dalla parte "di segnale" il passo successivo è esattamente quello che hai fatto nel tuo post: indagare su cosa succede nelle connessioni di terra.



Avevo considerato i finali la cerniera che separa le due parti, il sistema di massa è certamente l'elemento che torna ad connetterle.


Tornando a guardare l'ampli nel suo funzionamento complessivo, capire le correnti e le tensioni che possono generarsi nelle masse è importantissimo. Il puntino rosso è lì a sottolineare che quello è un punto critico; un'anticipazione dell'eventuale sguardo al problema.

Un altro punto fondamentale è ovviamente il riferimento a massa del segnale di ingresso ma di questo abbiamo facile cognizione, basta guardare i connettori di ingresso. Curiosamente in quello schema il riferimento a massa dell'ingresso non è rappresentato.



Però scrivendo il post come primo sviluppo avevo in mente esattamente:
... postare uno schema analogo, ma di un ampli in Classe-D con alimentazione switching. ....


cosa però non facile per difficoltà nel reperire schemi. Se per la parte ampli un'idea l'avrei, per la parte di alimentazione è nebbia fitta. L'unico alimentatore su cui pensavo di fare dei ragionamenti è quello proposto da Hypex. Prima o poi è un post da fare, ma avrebbe contenuto più interrogativi che risposte. Si potrebbe iniziare a ragionare sulla base di un generico SMPS.


Buona serata!

Luca

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Re: Il vero problema degli ampli

#6 Messaggio da doc elektro » venerdì 13 febbraio 2026, 6:25

un particolare...

Il 90% degli ampli domestici ha spina a 2 poli ergo niente terra. Negli ampli pro la terra è disinseribile ma sempre e comunque senza resistenza.

Per fortuna ci siamo tolti dalle sfere certi cessi di radio a valvole che arrivavano ad avere SEMPRE corrente sul telaio e in qualche caso la rete diretta
A casa mia si usano i controlli di tono,gli equalizzatori e si usano ancora i tubi catodici. A volte un continental ti può fare volare più in alto dello space shuttle. Certa musica finisce nella stufa,non mi dispiace

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Re: Il vero problema degli ampli

#7 Messaggio da lucaesse » venerdì 13 febbraio 2026, 22:58

per i meno tecnici, in attesa di provare a capire cosa combina la classe D, vediamo la classe B alle prese con un carico scorbutico, cioè reattivo.


Iniziamo facile, ecco una bella (?) sinusoide:

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sin 011.jpg
sin 011.jpg (25.75 KiB) Visto 19479 volte
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in realtà il disegno è approssimativo e non è esattamente una sinusoide, pazientate che tanto il suo servizio lo fa.

Immaginiamo che il valore Y sia la tensione di uscita dell'amplificatore visto all'inizio del 3D e assumiamo che il picco di tensione sia il massimo possibile. Per comodità ragioniamo su un ampli ideale in cui la tensione massima in uscita è pari a quella di alimentazione. Inoltre lavoriamo in classe B, non c'è corrente che scorre tra i finali con l'ampli a riposo.


Colleghiamo un carico perfettamente resistivo. Ora a ogni valore di tensione di uscita corrisponde una corrente. Potremmo disegnarle entrambe sul medesimo grafico con due diverse scale per le ordinate: per ogni valore di X avremmo un valore Y Vo di tensione e un valore Y Io per la corrente, entrambe le curve sono sinusoidali.

Siccome siamo pigri scegliamo la scala delle due grandezze in modo che i disegni delle due curve si sovrappongano (così non devo produrre un'altra figura): partendo dall'origine la tensione di uscita sale e così fa la corrente, raggiungono simultaneamente il massimo per poi ridursi sino a zero e replicano il ciclo con tensione e corrente negative.

Se avete guardato lo schema, T12 si è preoccupato di fornirci la parte a tensione (e corrente) positiva; T13 quella negativa. Tutta roba ovvia.





Ai transistor è toccato di sudare. Quando la tensione sta appena iniziando ad aumentare la corrente è minima, su T12 cade tutta la tensione di alimentazione ma non deve dissipare significativamente perché la corrente è vicina allo zero, quindi il prodotto tra tensione e corrente è pressoché nullo.

Aumentando la tensione di uscita (Vo) si riduce la tensione tra collettore ed emettitore, purtroppo per il povero T12 aumenta però la corrente (Io), ecco che il transistor diventa una piccola stufa. Ovviamente il calore prodotto rappresenta energia fornita dall'alimentatore e abbassa il rendimento dell'ampli oltre ad aumentare il costo dei finali e dei dissipatori.

Arrivati alla massima Vo è massima anche la corrente che scorre nel transistor ma essendo nulla la tensione (è la tensione di alimentazione meno quella di uscita: Va-Vo.) nulla è anche la dissipazione.


Possiamo disegnare un altro grafico, questa volta con tre scale sulle ordinate: Vo e Io (che però abbiamo fatto coincidere) e la dissipazione dei transistor:
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sin 011D.jpg
sin 011D.jpg (31.33 KiB) Visto 19479 volte
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La linea blu (sempre più approssimativa!) rappresenta la dissipazione di T12.

All'origine su di lui cade l'intera tensione di alimentazione positiva ma la corrente è nulla, zero dissipazione. In corrispondenza del picco positivo situazione capovolta, massima corrente circolante ma tensione nulla. Il transistor è un cortocircuito (idealmente...) e la dissipazioneè nuovamente nulla.

A mezza strada abbiamo il punto in cui il prodotto tra Io e Va-Vo (cioè la tensione che cade su T12) e Io è massimo. Replicate il ragionamento per la semionda negativa e potete aggiungere la dissipazione di T13.



T12 ha erogato Io mentre Vo era positiva e T13 ha fatto lo stesso durante al semionda negativa. La frase "nello stadio push-pull un finale fornisce la semionda positiva e l'altro quella negativa" ha senso.


Ma se il carico è reattivo?

lucaesse
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Re: Il vero problema degli ampli

#8 Messaggio da lucaesse » sabato 14 febbraio 2026, 0:02

Proviamo a collegare all'uscita un condensatore.

Ora la corrente non è più proporzionale alla tensione; il condensatore accumula cariche elettriche, per variare la tensione ai suoi capi dobbiamo fornirgli o sottrargli cariche elettriche. Tanto più rapidamente lo facciamo (intensità di corrente) tanto più rapidamente possiamo cambiare la tensione.

A rovescio: se voglio cambiare la tensione ai capi di un condensatore mi serve una corrente tanto maggiore quanto più veloce è la variazione di tensione.


Rifacciamo il disegnigno con Vo e Io, che ora non coincidono più. Immaginiamo di partire con Vo e iniziare un ciclo sinusolidale:

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sin 04.jpg
sin 04.jpg (43.58 KiB) Visto 19471 volte
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All'origine Vo sta salendo, è il tratto di sinusoide più ripido quindi la corrente Io è massima, dato il comportamento di un condensatore.

Arrivati al picco di Vo abbiamo un punto in cui la variazione della tensione si ferma per cambiare direzione, in quel punto la corrente Io è nulla: il condensatore non assorbe corrente se non tentiamo di aumentare la tensione a cui è carico.

Superato il picco Vo inizia a ridursi, per farlo dobbiamo sottrarre cariche al condensatore, la corrente Io ha cambiato segno: siamo nella semionda positiva di Vo ma la corrente Io è negativa.

Io ragiunge il massimo in corrispondenza del passaggio per lo zero di Vo, quando è massima la sua velocità di discesa, per poi annullarsi in corrispondenza del picco negativo di Vo. E così via



Ovviamente la partenza verticale della corrente è dovuta al fatto che siamo partiti da uno stato di quiete, a regime Vo e Io sono di nuovo entrambe sinusolidali ma, nel caso di un carico perfettamente capacitivo, sfalsate di 90°




Per evidenziare cosa c'è di importante ho colorato un po' la figura:
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sin 04CC.jpg (95.67 KiB) Visto 19471 volte
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Nelle parti del ciclo in cui X è nelle zone colorate di giallo (ho colorato un'area ma non ha un senso matematico) Vo e Io hanno segno opposto. Vuol dire che l'ampli non sta caricando il condensatore alla tensione imposta dal segnale in ingresso ma lo sta scaricando. Cioè riceve energia al posto di erogarla.

Se vi suona strano considerate un punto qualsiasi nella prima zona gialla. Vo è positiva e Io è negativa, quale finale sta conducendo? Necessariamente T13, perché T12 non può che fornire corrente positiva essendo collegato ad un potenziale maggiore di Vo in quel momento (oltre che per sua tecnologia). Ma T13 per fare il suo lavoro necessita di un alimentatore?

No, siccome Vo è positiva potremmo tranquillamente staccarlo dalla tensione di alimentazione negativa e collegarlo alla massa. Il suo emettitore sarebbe positivo rispetto al collettore, OK essendo un NPN, e potrebbe tranquillamente fare il suo lavoro di scaricare il condensatore, cioè ridurre Vo, senza alcun alimentatore. Anzi vedrebbe ridotta la tensione tra emettitore e collettore, cioè ridurrebbe la sua dissipazione e sarebbe un gran bel vantaggio.

Però sta dissipando! E se l'energia per dissipare calore non gliela forniamo noi, chi allora? Ovviamente il condensatore di carico.


Note curiose:

La commutazione tra i finali avviene quando Vo è nulla solo se il carico è resistivo. Guardando l'impedenza di un tipico diffusore, non molto spesso. Nel caso estremo di un carico perfettamente reattivo, addirittura avviene in corrispondenza dei picchi di tensione del segnale.

Un classe H potrebbe avere tra i livelli di alimentazione anche lo zero. Non credo che ne esistano di così congegnati ma va a sapere. Se l'ampli deve lavorare su carichi molto reattivi ha senso. E' un'idea macchinosa, costa un gruppo di commutazione in più ma c'è il vantaggio che l'alimentatore per la tensione di alimentazione zero... c'è già: è la massa!



Nota rilevante:

con un carico reattivo per una parte del tempo l'ampli non eroga energia ma la assorbe. L'alimentatore durante queste fasi non solo è virtualmente inutile ma è addirittura dannoso: infatti non fa che aumentare la dissipazione.


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sin 02D.jpg
sin 02D.jpg (68.31 KiB) Visto 19471 volte
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Nella figura la linea blu è nuovamente la dissipazione (ancor più spannometrica). Si può capire perché i carichi reattivi sono una rogna per i finali (parlando di classe AB). Guardate Vo (linea verde) in corrispondenza del primo picco positivo di Io, quanto vale?

Esatto, Vo=0 e sul povero T12 cade l'intera Va positiva. Nel caso del carico resistivo il picco di Io era neutralizzato dal fatto che il transistor non era sottoposto a caduta di tensione, il massimo della dissipazione si aveva con Vo e Io pari alla metà dei valori di picco.

Un carico puramente reattivo che imponga una determinata Io causa una dissipazione quadrupla ripetto a quello resistivo. E vai di protezioni o arrosto!


Continua....

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Re: Il vero problema degli ampli

#9 Messaggio da lucaesse » sabato 14 febbraio 2026, 0:25

curiosità:

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sin Cout.JPG
sin Cout.JPG (120.88 KiB) Visto 19462 volte
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schema di ampli finale con alimentazione singola. C6 è il conseguente e famigerato condensatore di uscita in serie con il carico, se mentalmente li invertite collegando il carico all'uscita e il condensatore tra lui e la massa magari mi seguite meglio.

Elettricamente non cambia nulla.






Siccome non volete che C6 limiti l'estensione in basso ce lo mettete bello corposo, diciamo almeno 4700microF, in modo che la tensione ai suoi capi non vari con il segnale e rimanga costantemente pari a meta della Va.



Supponiamo un carico resistivo.


Durante la semionda positiva Q9 fornisce corrente al carico, il percorso è la serie composta da alimentatore, Q9, carico, C6, (chiuso dalla massa, considerate l'alimentatore che non c'è nello schema).

Durante la semionda negativa conduce Q10 e Q9 è interdetto. Quindi l'alimentatore è escluso, il percorso di segnale è la serie Q10, carico, C6 (sempre chiuso dalla massa ma qui è evidente)




Negli ampli ad alimentazione singola il fatto che un carico reattivo fornisca energia, oltre che assorbirla, consente il funzionamento dell'ampli e una delle due semionde (riferite alla corrente, non alla polarità del segnale a meno di un diffusore puramente resistivo) è erogata senza connessione con l'alimentatore e realtive problematiche.

Luca

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Re: Il vero problema degli ampli

#10 Messaggio da lucaesse » sabato 14 febbraio 2026, 4:30

ANNUNCIAZIONE! ANNUNCIAZIONE!

Tu audio' hai detto 'na cazz....


Ops, scusate... Non c'entra.



CAPPELLA!!! ERRORE!!! PRECISAZIONE.

Ho scritto 20 volte che le curve sono spannometriche e poi mi è scappata un' affermazione palesemente cannata.

Quando ho fatto notare che nel caso del carico reattivo puro, in corrispondenza del picco di corrente la dissipazione del transistor finale è quadrupla di quella massima nel caso di carico resistivo, direi che non vi ho ingannato. Però ve l'ho venduta come fosse il picco di dissipazione.

Ho omesso: "almeno". E' almeno il quadruplo, la dissipazione max è maggiore, ma non ho voglia, perché non uso la matematica da decenni, di cercare quel massimo.

Graficamente è semplice: se dal picco di corrente vi spostate verso sn sulle ascisse (cioè andate indietro nel tempo!) vedete che la corrente diminuisce ma la Vo diventa sempre più negativa aumentando la tensione che cade sul transistor.

La pendenza della curva di corrente è nulla nel picco e cresce spostandovi a sn.

La pendenza della Vo è invece massima per poi ridursi.

Quindi tornando verso l'origine inizialmente l'aumento di tensione più che compensa la diminuzione della corrente e il prodotto aumenta.

Il picco di dissipazione è sicuramente prima di quello della Io e di valore maggiore.

Nel caso del carico reattivo puro Io e Vo sono una la derivata dell'altra. È facile trovare il punto dove la pendenza è uguale, la max dissipazione sta lì.

Se poi qualcuno che usa programmi matematici volesse produrre I grafici corretti, grazie in anticipo. Per il discorso che stiamo facendo un'analisi qualitativa è sufficiente.

Segnalatemi le corbellerie, mi raccomando!

Luca

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