Luxman01 ha scritto: ↑giovedì 23 maggio 2024, 8:37
... Poichè il tuo sito lo conoscevo e leggevo da molti anni, dopo aver notato una foto dell'impianto del Pala, ho sempre provato a chiedere a D.T. "senior" se ricordasse il nome della persona che si occupo' di ingegnerizzare il suono in quella struttura; purtroppo ho sempre avuto risposte in cui si affermava che i quegli anni le persone e gli interessi che gravavano attorno erano così elevati e vari che è impossibile ricordare il nome di migliaia di persone. D.T. poi è sempre stato vicino all'aspetto commerciale dell'impresa che non a quello tecnico, che delegava volentieri...
Beh.. si può ben dire che nel caso specifico fece un errore a dir poco colossale... delegando alla Linear e risparmiandosi persino di prendere un semplice caffé con il progettista dell'impianto.
Se lo avesse fatto (come fanno tutti i clienti di un certo livello), avrebbe scoperto che la Linear aveva imposto un compenso di progettazione che era meno di un terzo rispetto a quello che mi era stato corrisposto per gli impianti Audiometric ed H.Q. Io mi ero quindi trovato nella imbarazzante situazione di non poter dispiegare le mie conoscenze di punta, anche perché ero in trattativa per l'impianto 23 vie per il tour europeo di Pavarotti, per il quale il compenso era quanto meno normale.
Fu così che io compensai il minore importo adottando DUE (attenti al due..) innovazioni mai viste fino ad allora nel campo del P.A.: la prima era il VERO Line Array, vale a dire un Line Array in cui tutte le posizioni occupate dal pubblico erano comprese lungo una parallela all'array e non oltre. Questo risolveva uno dei problemi principali di quella configurazione, ma al prezzo di impiegare linee lunghe la bellezza di 38 (trentotto !) metri... da moltiplicare per quattro. Ci vollero infatti 1200 altoparlanti (JBL 8110, appena entrati in catalogo), che producevano 109 dB di picco con appena quattro finali di potenza.
All'epoca non si sapeva del problema della risposta in alto dei grandi Line Array, ma -una volta misurato- sarebbe stato facile risolverlo con poche trombe aggiunte, come è stato effettivamente fatto, ma dai tecnici della JBL. Io infatti ero stato vittima del gentile trattamento consistente nello strapparmi l'assegno di mano, dopo che avevo consegnato la fattura quietanzata, per vedermene consegnare uno dimezzato. Per fortuna il rappresentante che mi aveva contattato si vergognò del trattamento e mi compensò della parte che mancava. (un rappresentante intelligente assai, perché pochi mesi dopo ricevette l'ordine di tutti i trasduttori necessari per l'impianto 23 vie per Pavarotti... Una commessa che avrebbe certamente perso, se non fosse stato così corretto).
Ritornando a D.T., se lui si fosse scomodato a fare due chiacchiere con me, avrebbe appreso della possibilità di realizzare ed installare impianti direttivi con una cifra inferiore alla metà di quello che aveva acquistato e con prestazioni assolutamente superiori: con una singola progettazione avrebbero potuto risolvere i problemi acustici di più palasport (quelli che gestivano) ed avrebbero potuto addirittura coordinare dei tour italiani di artisti di grido, guadagnandoci enormemente, perché il problema dell'acustica dei palasport è rimasto sostanzialmente irrisolto da allora... (e parliamo di fine anni '80).
Per un mancato caffé l'Italia ha perso l'opportunità di ascoltare concerti con le voci perfettamente intellegibili nei palasport, che in fondo sono le strutture più sicure ed attrezzate per qualsiasi tipo di evento e sono anche ben diffusi sul territorio.
Quanto a me, in quei giorni avevo uno stipendio di circa nove milioni al mese come Direttore Esecutivo di Stereoplay, più la commessa per l'impianto 23 vie, più due grandi studi di registrazione da progettare e realizzare: abbastanza da indurmi a non cercare altro lavoro.
Piccola annotazione finale. Anni dopo, ad un seminario con Eugene Patronis organizzato dalla Texim ed al quale erano invitati i maggiori tecnici audio italiani (c'era anche Marcello Croce...), qualcuno pose al Prof. Patronis (autorità indiscussa a livello planetario...) quale fosse la migliore configurazione possibile di impianto audio per i grandi spazi coperti. Lui stava per abbandonare l'aula, per recarsi all'aeroporto, per cui accennò solo una breve risposta, disegnando sulla lavagna esattamente la configurazione del mio impianto per il Palatrussardi. Ricordo che -emozionato- impiegai troppo tempo a tirar fuori dalla mia borsa la foto di quell'impianto, per cui lui era ormai uscito dall'aula...
C'è di che riflettere, sulla sfortuna degli italiani e non solo con le questioni di ricerca e di audio in particolare.
Saluti
F.C.