Esperimento con ZioForum

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F.Calabrese
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#1 Messaggio da F.Calabrese » martedì 10 gennaio 2012, 0:00

Inizio qui un thread fatto di osservazioni -in parte tecniche, in parte sociologiche- sulla imprevedibile evoluzione dell'Audio Professionale, sia in Italia che all'estero, in questi ultimi 30 anni.

Il titolo è dedicato ad un'isola felice, il cui ricordo -sbiadito dal tempo- conservo ancora con tanto amore: erano i miei primi anni di lavoro, a progettare monitor da palco e sistemi P.A. a tromba, come l'Audiometric e l'HQ (Horn Quake).
Il sole che splendeva sul cielo di quell'isola e che ne profumava l'aria era quello della semplicità: io ero pagato per far suonare impianti che dovevano costare ed ingombrare meno delle uniche alternative commerciali allora disponibili a costi ragionevoli, vale a dire gli impianti da cinema. Se l'impianto suonava ed era trasportabile... io ero pagato decisamente bene, e come me erano ben pagati i tecnici che avevano partecipato all'assemblaggio ed all'impiego dell'impianto... Punto.

Prima di me e di Dave Martin, un certo Stan Miller aveva inventato la figura del "P.A. designer", riuscendo (oggi direi "miracolosamente") a mettere insieme un puzzle con trombe di lamiera (le Manta Ray) e medio bassi più o meno a tromba (oggi il Minimostro di Di Prinzio !) e qualche Sub, il tutto talmente ben suonante da accompagnare il primo tour dei Pink Floyd in USA.

Il bello di quel periodo è che gli approcci erano assolutamente alternativi: Stan Miller impiegava casse da cinema con trasduttori più potenti... Dave Martin invece spremeva anche l'ultimo dB da modesti RCF... Harwell (di Tasco) inventava il "compatto" (ahinoi !), mentre gli ineffabili fratelli Clair dominavano il mercato con le loro scatole-di-legno-con-i-buchi-per-avvitarci-sopra-gli-altoparlanti... noleggiate cento alla volta, diciamo a peso... Alternativi ma conviventi...

Molti di voi sarebbero sorpresi nell'apprendere che, a parità di trasduttori, le diverse configurazioni di impianti erano più o meno equivalenti, come è emerso da questo studio, di anni successivo: http://nuke.fabriziocalabrese.it/Portal ... ES_SIB.pdf

Al di là della maggiore o minore "imperfezione tecnica", questi impianti avevano appunto il merito di proporsi sul mercato come alternative di pari dignità, per cui il singolo artista (o manager) poteva scegliere tra le diverse proposte, e scoprire poi -strada facendo- di aver preso o meno una costosa bufala... rispetto alla quale vi sarebbe stata comunque facile alternativa in occasione del successivo tour...

Stiamo parlando di un mercato sostanzialmente sano, sebbene ruspante... dove gli investimenti venivano premiati e producevano utile a brevissimo termine...

Per chiudere il capitolo, una osservazione tecnica: per amplificare un Palasport da 15 mila spettatori bastavano ed avanzavano 20 KWatt di amplificazione... I livelli in dB erano quelli di oggi, ma mancava l'ottava tra 20 e 40 Hz... sconosciuta...!

Ultima nota: gli impianti si montavano su poverissime "alette", di solito 6 X 4 metri, ad altezza teste o poco più, da cui quell'orrendo ed inevitabile buco nella risposta a 120-160 Hz, dato dalla propagazione radente...

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F.C.

F.Calabrese
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Re: L'Isola che NON c'è

#2 Messaggio da F.Calabrese » martedì 10 gennaio 2012, 0:32

Arriviamo agli anni '80, quando molte importanti Aziende scoprono che avere un proprio impianto appeso ai lati o sopra al palco di uno dei rocker di grido poteva essere una potentissima promozione per vendere le versioni scalate di quegli stessi diffusori a discoteche, giostrai e persino ai suonatori di country e liscio...

Ma una grossa Azienda significava, all'epoca, anche una grossa falegnameria (addirittura una di queste "Big" era poco più che la falegnameria stessa...!). Per questo i costi di un diffusore "compatto", replicato a decine di unità, finiva per essere comunque concorrenziale, anche rispetto alla realizzazione artigianale messa insieme dai tecnici del produttore o dell'artista, sulla base del disegno di un progettista...

Chi non sapeva nulla di Elettroacustica (quasi tutti, in campo Pro) non poteva immaginare che l'affiancamento di dieci o cento mid-bassi o drivers, distanti decine di centimetri l'uno dall'altro, non poteva che sortire l'annullamento di gran parte della loro emissione per via delle interazioni di fase negative...

Alcuni "esperti", come chi scrive, gridarono l'allarme, ma furono presi per visionari troppo interessati al proprio portafoglio...

Chi avrebbe invece dovuto fare più attenzione al proprio destino economico era la categoria dei "tecnici audio", che l'avvento degli impianti "compatti" aveva privato di molte preoccupazioni, ma -insieme- della loro stessa ragione di esistere, perlomeno come soggetti tecnicamente abili e culturalmente aggiornati...

Un impianto "compatto", infatti, produce prestazioni tipicamente degradate, tanto più quanto maggiore è il numero di diffusori e trasduttori impiegati... per cui avere un buon fonico al mixer o un simpaticone amante del whisky scozzese finiva per fare una minima differenza... per artisti e spettatori.

Allora, ricapitolando: le grandi falegnamerie/aziende fornivano cabinet con trasduttori avvitati (alla maniera dei Clair Brothers) a costi imbattibili... Ed i tecnici, appianate le competenze grazie alle limitazioni dei sistemi, non potevano che concorrere anch'essi al ribasso, in concorrenza tra loro... E così l'Isola che NON c'è scomparve nelle nebbie nordiche...

Artisti ed organizzatori di eventi ebbero servito su un piatto d'argento un colossale appianamento delle prestazioni e dei costi... Finalmente si poteva noleggiare un impianto da un simpatico trasportatore/noleggiatore/installatore... tre figure al prezzo di una...

Dal 1992 si diffuse a macchia d'olio una nuova configurazione di diffusori, i "Line Array", che mantenevano intatta una sufficiente parte delle cancellazioni per interazione di fase negativa, ma avevano il vantaggio di impiegare una trombetta a dispersione solo orizzontale: un elemento distintivo e facilmente brevettabile... Grazie a questo era -ora- più facile vendere delle scatole-di-legno-coi-buchi-per-avvitarci-gli-altoparlanti a prezzi da capogiro, salvo il provvidenziale sconto per il cliente-testimonial... quello che -con il suo sorriso a 32 denti- si beccava la copertina del mensile tecnico (gratuito) come "fonico dell'anno" (grazie alla pila di assegni postdatati firmati dal suo "capo"...).

Due osservazioni: i Line Array sono sorprendentemente omogenei in quanto a prestazioni, perché in fondo sono l'uno il clone dell'altro, a parte la forma della trombetta degli alti... Se ne può riparlare, per chi non dovesse credervi...

Altra osservazione fondamentale: i Line Array costringono il fonico a missare praticamente in mono(*), per cui il minimo margine residuato in favore della maggiore o minore bravura del singolo fonico o tecnico si è letteralmente sfarinato nel nulla... Con ulteriore e gradito risparmio per artisti ed organizzatori...

Un piccolo colpo di fortuna: negli anni dei Line Array gli ampli passavano da 4-500 Watt per canale ai 3-5 KWatt di oggi, e nella stessa misura aumentavano le potenze (di picco) dei trasduttori...

Segue
F.C.

(*): Missando in stereo, gli ascoltatori fuori asse riceverebbero un bilanciamento anomalo... Basta infatti collocarsi a più di un paio di metri dalla linea di equidistanza tra le due sezioni e si ascolta solo quella più vicina (per via dell'Effetto Haas).

F.Calabrese
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Re: L'Isola che NON c'è

#3 Messaggio da F.Calabrese » martedì 10 gennaio 2012, 0:38

Per ora lo anticipo appena...

La normativa anti Inquinamento Acustico, dal DPCM del 1 marzo 1991 ai Decreti aplicativi della Legge 447/95, poteva costituire un formidabile appiglio per tecnici e noleggiatori italiani, per imporre i loro apparati, in regola ed anche certificati, rispetto a quelli noleggiati all'estero...

Come pensate che sia andata a finire...???

NO... sbagliate... è andata molto peggio, perché si tratta di uno dei rari casi in cui il condannato ha addirittura pagato il carnefice...!

Ma gli impianti a basso Inquinamento Acustico sono anche quelli che suonano meglio (molte volte meglio...) nei grandi spazi coperti e riverberanti, come i palasport, o negli stadi con coperture (come lo sono tutti, oggi) ... Dunque due piccioni con una fava, in caso positivo... (in realtà è andata con due fave perdute e nessun piccione...!).

Segue
F.C.

F.Calabrese
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Re: L'Isola che NON c'è

#4 Messaggio da F.Calabrese » martedì 10 gennaio 2012, 0:46

Altra piccola anticipazione, per tranquillizzare chi si aspetta sfracelli...

Se si fosse salvata la "varietà di specie" che era tipica del primo periodo (prima dei "compatti"), vi sarebbe stata una logica preferenza da parte degli artisti per quegli impianti che contribuivano -con il loro disegno- alla scenografia complessiva dell'Evento musicale... (e magari suonavano anche meglio, specie al coperto...!).

Avremmo ancor oggi impianti assemblati ed operati da una elìte di tecnici -indispensabili, per cui ben pagati-

A domani
F.C.

wolfsound
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Re: L'Isola che NON c'è

#5 Messaggio da wolfsound » martedì 10 gennaio 2012, 0:49

alla fine 35anni non sono molti.
la marcia indietro è possibile .
:!:

F.Calabrese
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Re: L'Isola che NON c'è

#6 Messaggio da F.Calabrese » martedì 10 gennaio 2012, 9:57

wolfsound ha scritto:alla fine 35anni non sono molti.
la marcia indietro è possibile .
:!:
Molti di noi non solo pensano questo, ma -come me- pensano che sia possibile unire il meglio del "vecchio approccio" al meglio delle tecnologie moderne.

Purtroppo molti tecnici e persino alcuni professionisti (per insicurezza delle proprie conoscenze...) si oppongono o remano contro.

Saluti
F.C.

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Re: L'Isola che NON c'è

#7 Messaggio da F.Calabrese » martedì 10 gennaio 2012, 11:24

Copia del post che apre il thread, su ZioForum.

Un paio di anni fa intervenni su ZioForum, prospettando un possibile percorso che portasse ad elevare le competenze e -con questo- gli onorari professionali di fonici e tecnici audio, perlomeno negli impieghi di alto livello, quelli dei grandi Service.

La disponibilità di diffusori attivi in plastica, magari Made in China, ha infatti abbassato talmente i costi di sonorizzazione di piccoli spazi (Pub, Discoteche, Sale Convegno....) da rendere il tecnico progettista assolutamente inutile e comunque non retribuibile che per le sue funzioni di elettricista o di trasportatore. Nulla che i tecnici potessero impedire... semplicemente una battaglia persa in partenza...

Ai livelli dei grandi concerti, invece, si era aperto già nel 1991 un interessante spiraglio: la normativa anti Inquinamento Acustico, sfruttando la quale sarebbe stato possibile sin da allora predisporre gli impianti dei Service italiani in modo di essere "a norma", mentre non lo sarebbero stati quelli dei sistemi provenienti dall'estero al seguito dei tanti Tour.
Ne sarebbe derivata una quantità di "aree protette" (p.es. San Siro, a Milano, o lo Stadio Flaminio di Roma...) dove gli artisti stranieri avrebbero dovuto ricorrere ai Service italiani, avendo come alternativa quella di suonare con il tecnico ASL/ARPA accanto al mixer, con i VVUU pronti a redigere il verbale al minimo superamento dei limiti.

Non solo i Service italiani trascurarono questa possibilità, ma nessuno di loro si accorse del fatto che il passaggio dai "compatti" ai Line Array avrebbe comportato un aumento dei livelli di Inquinamento Acustico alle abitazioni di almeno dieci volte, puntualmente verificatosi parecchi anni dopo... Esiste infatti un motivo tecnico per cui, a parità di livello sonoro sugli ascoltatori, un Line Array può arrivare ad un chilometro ancora a livelli da tener sveglio un quartiere.

Qui occorre aprire una parentesi: quanti sono gli spazi "da concerto" in Italia, che siano distanti più di un paio di chilometri dalle abitazioni più vicine...??? NESSUNO, vero ???
Altra piccola parentesi: non è per caso l'Estate la stagione in cui i Service lavorano di più ? E non è la stagione in cui in Italia si dorme solo a finestre aperte...??? Meditate...

Dopo il colpo al cerchio, ecco quello alla botte: per convincere un Service italiano a fare a meno del "blasone" dell'impianto Meyer, Martin o giù di lì, forse ci volevano più risorse e sforzi di quanti valesse la pena porre in campo, da parte di chiunque. Nel 99 per cento dei casi arebbe stata una battaglia perduta sin dalla prima mossa...


ORA, NEL 2012, UNA NUOVA POSSIBILITA' SI AGGIUNGE a quella -ancora mai sfruttata- della "messa a norma" in materia di Inquinamento Acustico. Il problema della sicurezza delle strutture si va riproponendo in termini assai diversi che in passato.

Dimenticando per un attimo il caso Trieste, dovremmo far tutti attenzione ad un particolare che è talmente sotto gli occhi di tutti da essere facilmente ignorato: il cambiamento climatico. Personalmente me ne sono dovuto render conto quando ho riaperto la casa di villeggiatura, che ha un piccolo giardino con alberi che hanno resistito per decenni alle normali piogge ed al normale vento, ma che hanno subito gravi danneggiamenti dalle folate fortissime e dalle piogge torrenziali, violentissime, di queste ultime tre estati... Non occorre ricordare i tanti casi di cronaca, per capire tutti e bene che alcune manifestazioni meteorologiche hanno assunto, da pochi anni a questa parte, una connotazione più "tropicale" di quella tradizionale per le nostre latitudini. Sarebbe il caso che se ne tenesse conto.

Ora arriviamo al punto delicato: immaginate che fosse possibile ridisegnare gli allestimenti dei grandi Concerti, in modo di renderli meno vulnerabili rispetto ad eventi atmosferici improvvisi... ed immaginate che questo potesse accadere in una prospettiva in cui una parte delle risorse attualmente spese in tralicci e scenografie venisse dirottata in favore Dei Service Audio (ed anche Luci, vedremo)...

Ecco: secondo voi, c'è speranza che -almeno nel clima di crisi che incombe- si faccia a meno di fare il "tiro al piccione" su chi prospetta innovazioni utili ed economicamente vantaggiose ?

Lo ripeto in parole più semplici: "sarebbe possibile che un numero di Tecnici Audio, convinti della bontà delle nuove prospettive ed intenzionati a conseguirne maggiori utili, potesse incoraggiare (e non combattere) queste innovazioni ???"

E' una domanda che vorrei riproporre al termine di una discussione pacata, fatta soprattutto della ricognizione dei semplici fatti, in massima parte già accaduti.

Mi si perdoni la lunghezza dei testi.

Cordiali Saluti
Fabrizio Calabrese

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Re: L'Isola che NON c'è

#8 Messaggio da wolfsound » martedì 10 gennaio 2012, 14:47

ciao, per quanto riguarda l'insicurezza degli addetti è vero.
io sono un service che fa solo disco e conosco tutti i miei amici-colleghi.
e l'impressione e quella che ci si nasconde dietro o al marchio famoso o alla parola magica line-array.
ho capito che questo però non è dovuto all'ignoranza, bensì al fatto che sono stati educati a pensare al soundsystem in una sola direzione , per cui configurazioni non convenzionali generano paura o insicurezza .
mentre osservo che gli utenti finali sono più aperti al confronto e a osservare i risultati (a patto che almeno all'inizio non gli si chiede di spendere di più).
per cambiare qualcosa oggi credo bisogna avere come interlocutore l'utente finale, non i tecnici.
se è l'artista ad esprimere impressioni positive riguardo a soluzioni audio vedi come tutti i tecnici rizzano le orecchie.
se è un tecnico come loro a proporre vie alternative , viene solo snobbato.
ciao bello.

F.Calabrese
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Re: L'Isola che NON c'è

#9 Messaggio da F.Calabrese » martedì 10 gennaio 2012, 14:51

wolfsound ha scritto:per cambiare qualcosa oggi credo bisogna avere come interlocutore l'utente finale, non i tecnici.
se è l'artista ad esprimere impressioni positive riguardo a soluzioni audio vedi come tutti i tecnici rizzano le orecchie.
se è un tecnico come loro a proporre vie alternative , viene solo snobbato
...
Lo sospettavo, anzi... il thread parallelo su ZioForum sta dimostrando che non esiste alternativa...!

Bene così: per fortuna i contatti nel mondo dell'Audio Pro sono assai più semplici... Esiste una pubblicazione (lo Show Book) che contiene gli indirizzi ed i nomi di tutti i promoter ed agenti... per cui arrivare agli artisti è semplicissimo.

Confesso che -al momento- non sono affatto interessato: c'è troppa crisi tra i Service (*) e si rischia di bruciare buone idee per pochi spiccioli... Ed io ho resistito a tenere nel cassetto i disegni delle Trombe di III Generazione dai primi anni '80 !!!

Saluti
F.C.

(*): Che per questo son disposti a lavorare a quotazioni incredibilmente basse...

wolfsound
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Re: L'Isola che NON c'è

#10 Messaggio da wolfsound » venerdì 13 gennaio 2012, 6:13

è un pò che tengo d'occhio queste righe.
non si fa vivo nessun altro ad esprimere pareri?
................
volevo dire una cosa sull' audio professionale .nello specifico del mio discorso le casse.
questa professione non si fa solo per soldi(altrimenti c'è di meglio) , SI FA' ANCHE PER PASSIONE...
e allora coraggio, fermento,
sperimentazione , magari a volte anche sbagliando, e sicuramente imparando qualcosa.
meglio sbagliare nell'inseguire le proprie idee,
che azzeccare perchè difendiamo l'idea di qualcun'altro che in quel momento ha ragione.

cavolo allora faccio il politico che come cambia il vento cambia bandiera.

non voglio dire che dobbiamo inseguire cose alternative a tutti i costi.
ma nemmeno essere rassegnati che c'è chi ha pensato al posto nostro.
valutiamo da noi stessi, abbiamo orecchi , occhi e cervello per ragionare.
quindi sottoponiamo tutto a giudizio della nostra intelligenza, e poi ognuno fa quello che gli piace.
con ancor più rispetto delle opinioni altrui.

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