Però, il 20% di commissione! L'associazione agenti di commercio rosica di invidia, poco ma sicuro.
Trovo i due editoriali interessanti e molto condivisibili. Una considerazione a proposito di:
Tutto questo significa anche che il prezzo reale del componente non è quello indicato ma comprende la tangente al recensore.
In realtà le spese di commercializzazione e promozione fanno parte a pieno titolo del valore del prodotto. Ovviamente le pagine pubblicitarie "non suonano" ma neppure l'estetica "suona". Sono ugualmente caratteristiche di quel prodotto e comportano dei costi. Poi serve che il consumatore scelga razionalmente in base alle proprie esigenze e gusti.
Vi frega poco del fatto che i vostri amici sbavino alla vista delle vostre casse? Ottimo, eviterete marchi che spendono in promozione sino a trasformarsi nel sogno erotico degli audiofili e vi accontenterete di un'estetica sobria: volete pagare solo la sostanza.
Della musica vi importa ma non siete degli super appassionati, qualunque buon impianto è sufficiente per soddisfarvi? Molto bene, con un po' di competenza ve la potreste cavare senza spendere una fortuna ma se siete imprenditori o professionisti di successo e vi serve che ogni dettaglio di casa vostra lo dimostri, magari perché chi invitate a cena è anche una persona con cui fate affari, allora investirete in marchi famosi e pubblicizzati - a volte stanno in bella vista in serieTV e film - facilmente riconoscibili e dall'estetica (ovviamente) lussuosa. Volete forse usare un ampli che non sia un McIntosh? Gli occhioni blu sono perfetti per voi, ci siamo capiti.
Giusto due esempi, tanto per dire che il punto è scegliere il mix corretto. I pasticci cominciano quando il mercato è viziato da false credenze e miti stravaganti propalati da venditori carenti in fatto di scrupoli, ovviamente con il solo scopo di fregarvi dei denari. Facciomala semplice: se vi piace il frontale spesso due dita, ve lo pagate, ve lo lucidate, ve lo ammirate e tutti sono contenti; quando la comunità audiofila è stata ammaestrata a pensare che quella costosa zavorra migliori il suono, cominciano i guai.
La provvigione del 20% al recensore non è un gran costo considerando che spinge verso un mercato in cui il produttore vende direttamente al consumatore. Rispetto al classico sistema dei negozi, magari pure con l'intermediazione di un distributore nazionale o europeo, un bel risparmio. C'è sicuramente lo spazio per ridurre i prezzi al pubblico, il quale però non deve lagnarsi se poi gli mancano i servizi offerti da una rete vendita strutturata.
Il solo punto dolente, ovvio ma sorprendente spesso sottovalutato, è la trasparenza del meccanismo. E' chiaro che il recensore ha smesso di essere tale ed è a tutti gli effetti un venditore, pure ben retribuito.
Quel 20% non dovrebbe essere una tangente, cioè una cosa losca e truffaldina, ma un provvigione, cioè il sudato compenso per un tizio che ha fatto il suo lavoro: vendervi un prodotto.
Basta saperlo. Eh no! Non basta. Il mercato, soprattutto quando di dimensioni limitate, non può certo permettersi infinite proposte per soddisfare i più diversi consumatori; si concentra sulle tipologie più redditizie. E se buona parte dei consumatori è contenta di prodotti il cui valore è giustificato da miti irrazionali, magari grazie all'avvallo dei recensori-venditori, quei prodotti vi beccate e cari li pagate. Volenti o nolenti: altro non c'è.
Non basta saperlo perché il mercato sia costretto a funzionare correttamente, serve che TUTTI lo sappiano. O almeno che lo abbia capito la maggior parte degli utenti. Condizione sulla quale avrei dei fondati dubbi.
Luca