Impedenza e un articolo frainteso (forse)
Moderatore: F.Calabrese
Impedenza e un articolo frainteso (forse)
argomento discusso: quanto è impegnativo il carico offerto da un diffusore in regime musicale. In realtà le questioni sono due, se non tre, ma spesso vengono confuse.
Partiamo da qui:
. .
una sotto questione: se ammirate (?) la curva di impedenza sopra è abbastanza ovvio che non si tratta di un diffusore facile; quel bel tratto 70-1000Hz tutto sotto i 4 Ohm, tendenzialmente sui 3, già mette sull'avviso.
Però se pensate di cavarvela con un ampli ammesso a lavorare su 3 Ohm siete fuori strada. L'andamento della fase (riga tratteggiata) è anche più preoccupante. Quando il carico è misto, parzialmente reattivo, la richiesta di corrente aumenta. Dato un valore del modulo, se la fase vale 60° la corrente assorbita vale il doppio, quindi l'ampli deve poter lavorare su un'impedenza dimezzata. E non basta neppure la capacità di erogare corrente, il problema serio, ipotizzando un ampli in classe B, è l'aumento della dissipazione. Omettiamo questa faccenda.
Di fatto il punto di maggior assorbimento di quel diffusore è appena sotto i 100Hz, con il modulo non al minimo ma la fase parecchio impegnativa. Arriva sui 70°capacitivi!
Quella curva è ottenuta con un segnale a basso livello. D'altronde i celeberrimi parametri di Thiele & Small sono proprio parametri per piccoli segnali, se misurate a potenza elevata (senza scassare nulla) i numerini cambiano, spesso di parecchio. I metodi di misura più moderni (klippel, per esempio) ne danno conto.
Quindi la misura è quella ma suscita due interrogativi:
. cosa succede se al posto di una spazzolata sinusoidale mandiamo nel diffusore una forma d'onda complessa, cioè il segnale musicale?
. cosa succede se il segnale non è a basso livello ma musicale a livello live?
Il dubbio di molti è che quando si tratti di riprodurre musica a volume adeguato le richieste per l'ampli siano parecchio più impegnative. Ho visto più volte riportare questa tabella che illustra il comportamento di un diffusore sollecitato da brani musicali:
. .
normalmente letta così: per il 94,5% del tempo il diffusore equivale o è meno impegnativo di una carico di 4 Ohm, addirittura nel 77% del tempo non è peggiore di un carico da 8 Ohm; considerando che è riferita alla stessa cassa di cui avete visto l'impedenza, non c'è nulla da preoccuparsi o da stupirsi, che sia un diffusore da 4 Ohm era già ovvio. E' vero che per un 5% è tre volte più impegnativa di un carico da 8 Ohm, ma non sembra una situazione così catastrofica. Di sicuro è in linea con le aspettative, vista la curva di impedenza.
Tutto tranquillo parrebbe, anche se di solito si fa confusione tra una scalettatura per impedenza mentre la tabella è per Peak Dissipation (ref 8 Ohm) e non è la stessa cosa.
Il punto importante è che chi paventa importanti extracorrenti durante la riproduzione musicale le collega al funzionamento a potenza elevata.
Quella tabella NON è frutto di una misurazione empirica, nessuno ha collegato due B&W, sparato musica a palla monitorando tensione e corrente circolante.
La tabella è stata fatta applicando matematicamente dei programmi musicali alla curva di impedenza vista all'inizio. Cioè riferisce cosa succederebbe in regime musicale se l'impedenza del diffusore rimanesse inchiodata a quella misurata a basso livello anche quando sta riproducendo un fortissimo, una nota d'organo bassa ad alto volume o i Led Zeppelin.
Quelli che temono le extracorrenti in regime musicale pensano che il comportamento del diffusore ad alto volume non sia identico a quello del medesimo sollecitato con meno di un W.
Potete essere di diverso parere, ma nel caso non potete addurre quella tabella a sostegno della vostra posizione.
Se la faccenda vi interessa o se vi interessasse capire perché i carichi reattivi vi mandano in protezione l'ampli, vi consiglio questo (classico) articolo divulgativo di Stereophile, dove trovate l'esatto significato di quella tabella e come è stata costruita:
https://www.stereophile.com/content/hea ... amplifiers
Luca
Partiamo da qui:
. .
una sotto questione: se ammirate (?) la curva di impedenza sopra è abbastanza ovvio che non si tratta di un diffusore facile; quel bel tratto 70-1000Hz tutto sotto i 4 Ohm, tendenzialmente sui 3, già mette sull'avviso.
Però se pensate di cavarvela con un ampli ammesso a lavorare su 3 Ohm siete fuori strada. L'andamento della fase (riga tratteggiata) è anche più preoccupante. Quando il carico è misto, parzialmente reattivo, la richiesta di corrente aumenta. Dato un valore del modulo, se la fase vale 60° la corrente assorbita vale il doppio, quindi l'ampli deve poter lavorare su un'impedenza dimezzata. E non basta neppure la capacità di erogare corrente, il problema serio, ipotizzando un ampli in classe B, è l'aumento della dissipazione. Omettiamo questa faccenda.
Di fatto il punto di maggior assorbimento di quel diffusore è appena sotto i 100Hz, con il modulo non al minimo ma la fase parecchio impegnativa. Arriva sui 70°capacitivi!
Quella curva è ottenuta con un segnale a basso livello. D'altronde i celeberrimi parametri di Thiele & Small sono proprio parametri per piccoli segnali, se misurate a potenza elevata (senza scassare nulla) i numerini cambiano, spesso di parecchio. I metodi di misura più moderni (klippel, per esempio) ne danno conto.
Quindi la misura è quella ma suscita due interrogativi:
. cosa succede se al posto di una spazzolata sinusoidale mandiamo nel diffusore una forma d'onda complessa, cioè il segnale musicale?
. cosa succede se il segnale non è a basso livello ma musicale a livello live?
Il dubbio di molti è che quando si tratti di riprodurre musica a volume adeguato le richieste per l'ampli siano parecchio più impegnative. Ho visto più volte riportare questa tabella che illustra il comportamento di un diffusore sollecitato da brani musicali:
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normalmente letta così: per il 94,5% del tempo il diffusore equivale o è meno impegnativo di una carico di 4 Ohm, addirittura nel 77% del tempo non è peggiore di un carico da 8 Ohm; considerando che è riferita alla stessa cassa di cui avete visto l'impedenza, non c'è nulla da preoccuparsi o da stupirsi, che sia un diffusore da 4 Ohm era già ovvio. E' vero che per un 5% è tre volte più impegnativa di un carico da 8 Ohm, ma non sembra una situazione così catastrofica. Di sicuro è in linea con le aspettative, vista la curva di impedenza.
Tutto tranquillo parrebbe, anche se di solito si fa confusione tra una scalettatura per impedenza mentre la tabella è per Peak Dissipation (ref 8 Ohm) e non è la stessa cosa.
Il punto importante è che chi paventa importanti extracorrenti durante la riproduzione musicale le collega al funzionamento a potenza elevata.
Quella tabella NON è frutto di una misurazione empirica, nessuno ha collegato due B&W, sparato musica a palla monitorando tensione e corrente circolante.
La tabella è stata fatta applicando matematicamente dei programmi musicali alla curva di impedenza vista all'inizio. Cioè riferisce cosa succederebbe in regime musicale se l'impedenza del diffusore rimanesse inchiodata a quella misurata a basso livello anche quando sta riproducendo un fortissimo, una nota d'organo bassa ad alto volume o i Led Zeppelin.
Quelli che temono le extracorrenti in regime musicale pensano che il comportamento del diffusore ad alto volume non sia identico a quello del medesimo sollecitato con meno di un W.
Potete essere di diverso parere, ma nel caso non potete addurre quella tabella a sostegno della vostra posizione.
Se la faccenda vi interessa o se vi interessasse capire perché i carichi reattivi vi mandano in protezione l'ampli, vi consiglio questo (classico) articolo divulgativo di Stereophile, dove trovate l'esatto significato di quella tabella e come è stata costruita:
https://www.stereophile.com/content/hea ... amplifiers
Luca
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doc elektro
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Re: Impedenza e un articolo frainteso (forse)
Più che altro mi chiedo perchè si continuino a costruire amplificatori con protezioni invasive e poca,pochissima corrente erogabile. E stiamo zitti sul fatto che il greco da dove lavoravo da giovane diceva che un diffusore se ha l'impedenza ballerina è perchè è stato progettato da un ubriaco.
Un carico del genere è già in grado di mandare in fumo molti amplificatori dimensionati male.
Possibile che guardando una qualunque batteria di finali di un ampli pro (il che vuol dire almeno 3 finali in parallelo) il costruttore (che sia autocostruttore o industriacostruttore cambia nulla) non capisca che FORSE per riprodurre bene la musica serve poter erogare dei picchi mica da ridere.
Tempo fa nuova elettronica e altri costruttori avevano ponteficato una coppia di transistor come i salvatori del mondo dell'audio
https://alltransistors.com/adv/pdfview. ... =_motorola
E buona parte dei costruttori avevano comunque tirato fuori "roba potente" ma sempre e solo con UN SOLO transistor finale per ramo col risultato di gracchiare tirandogli il collo o di eleggere il papa con una fumata bianca se la protezione non entrava per tempo.
Possibile che i tizi che fanno tunz tunz nei parcheggi con le auto tuning non insegnino nulla? La dicitura 2 ohm stabile non dice nulla? Perchè personalmente se devo pilotare casse così ostiche mi faccio o compro un ampli con 6 finali per canale e faccio la differenza dal finalino con 6 amper erogabili con la lingua di fuori.
Il problema è che tutto ciò costa 750E e dopo che uno ha speso minimo 6500E per le casse gli dici che deve cacciare altro grano...per non ascoltare come una radiolina giapponese.
IMPORRRRRRTANTE
Mi piacerebbe sapere chi è che ha deciso che lo standard sono gli 8 ohm di popò se poi per ascoltare decentemente un amplificatore che esce su 8 ohm non ce la fa e devo comprare un ampli da giostraio che è una rivisitazione e miglioria in salsa inglese di un vecchio pro yamaha. Ma dico...TUTTI i costruttori di ampli hi end che scrivono esclusivamente 4 ohm o esclusivamente 8 ohm sanno che si legano la vita da soli?
Ma qualcuno sa cosa succede quando un altoparlante con mezzo kg di massa mobile è passato da 0 a 120 kmh in 3 mm e deve frenare?
E avanti così che con l'arrivo della classe D se l'ampli non gestisce la frenatura il suono farà così pena che torneremo ai biconi da 130mm pilotati dai TDA 2003
Un carico del genere è già in grado di mandare in fumo molti amplificatori dimensionati male.
Possibile che guardando una qualunque batteria di finali di un ampli pro (il che vuol dire almeno 3 finali in parallelo) il costruttore (che sia autocostruttore o industriacostruttore cambia nulla) non capisca che FORSE per riprodurre bene la musica serve poter erogare dei picchi mica da ridere.
Tempo fa nuova elettronica e altri costruttori avevano ponteficato una coppia di transistor come i salvatori del mondo dell'audio
https://alltransistors.com/adv/pdfview. ... =_motorola
E buona parte dei costruttori avevano comunque tirato fuori "roba potente" ma sempre e solo con UN SOLO transistor finale per ramo col risultato di gracchiare tirandogli il collo o di eleggere il papa con una fumata bianca se la protezione non entrava per tempo.
Possibile che i tizi che fanno tunz tunz nei parcheggi con le auto tuning non insegnino nulla? La dicitura 2 ohm stabile non dice nulla? Perchè personalmente se devo pilotare casse così ostiche mi faccio o compro un ampli con 6 finali per canale e faccio la differenza dal finalino con 6 amper erogabili con la lingua di fuori.
Il problema è che tutto ciò costa 750E e dopo che uno ha speso minimo 6500E per le casse gli dici che deve cacciare altro grano...per non ascoltare come una radiolina giapponese.
IMPORRRRRRTANTE
Mi piacerebbe sapere chi è che ha deciso che lo standard sono gli 8 ohm di popò se poi per ascoltare decentemente un amplificatore che esce su 8 ohm non ce la fa e devo comprare un ampli da giostraio che è una rivisitazione e miglioria in salsa inglese di un vecchio pro yamaha. Ma dico...TUTTI i costruttori di ampli hi end che scrivono esclusivamente 4 ohm o esclusivamente 8 ohm sanno che si legano la vita da soli?
Ma qualcuno sa cosa succede quando un altoparlante con mezzo kg di massa mobile è passato da 0 a 120 kmh in 3 mm e deve frenare?
E avanti così che con l'arrivo della classe D se l'ampli non gestisce la frenatura il suono farà così pena che torneremo ai biconi da 130mm pilotati dai TDA 2003
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A casa mia si usano i controlli di tono,gli equalizzatori e si usano ancora i tubi catodici. A volte un continental ti può fare volare più in alto dello space shuttle. Certa musica finisce nella stufa,non mi dispiace
Re: Impedenza e un articolo frainteso (forse)
Doc elektro se mi fai tornare lì con la macchina tel tempo, ci sto!... torneremo ai biconi da 130mm pilotati dai TDA 2003
Se invece devo tenermi i capelli bianchi... almeno l'impianto hi-fi sia giovane e prestante!
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doc elektro
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Re: Impedenza e un articolo frainteso (forse)
ci tornerei pure io indietro nel tempo. Per salvare una persona che ci ha lasciato nell'85 e sopratutto per ricominciare a vivere con niente come una volta.
Solo per lucaesse (e chiedo scusa a fabbr per lo spazio occupato) ,un pezzo della mia biografia,un sogno anche se è l'unico rosso intenso che ricordo nel mio parziale daltonismo,quello della 4 4 0 a camino conico. Insomma della vaporiera del vecchio west.
IL SOGNO
Una sola cosa molto bella,Paesana ha voluto regalarmi un bellissimo sogno. A Grugliasco non mi ricordo sogni così belli. L'ultimo sabato notte delle vacanze ho avuto un eccellente sogno ambientato nel selvaggio west.
Si,e c'erano tutti,c'erano tutti quelli che conoscevo e che hanno accompagnato la mia vita in quel periodo.
Ma veniamo a descriverlo :
Ero appena uscito per andare non so dove e invece della odiosa via che passa sotto al palazzo di Grugliasco mi trovo un prato e lei,Regina con un paio di vagoni passeggeri agganciati. Un fumo basso che usciva dal camino conico,tipico del fuoco di stazionamento.
Mi avvicino e vado verso la locomotiva costeggiando i due vagoni passeggeri e al termine del secondo sul terrazzino si affaccia Erik,vestito con la tuta da meccanico che mi chiede come se fossi io il macchinista...a che ora avessi voluto fare partire quel treno.
Mi fermo,il macchinista allora sono io ? penso ...mah. Salgo sulla locomotiva e trovo Paf che sta alimentando il fuoco.
Che sia? Che possa essere? Ri guardo verso Erik che mi fa segno di andare. E viene verso di me attraverso il camminatoio del vagone del carbone.
Mi guarda e con fare da bullo mi chiede di frustare i cavalli di questa caffettiera. Perchè ce ne torniamo a casa.
E allora io mi metto ai comandi,le mie mani sono guidate da una mano invisibile. Ma penso che adesso siamo a casa,dove vorrebbe andare? Mah...guidiamo Regina,siamo qui per questo.
Muovi questa leva apri questo comando svita questo altro e Regina sbuffando si comincia a muovere.
Tiro la corda del fischio giusto perchè è una cosa che in tanti vogliono fare da quando sono nati.
Chiedo a Erik dove stiamo andando e lui mi dice che la nostra fermata prossima è il cimitero di Grugliasco,poi torneremo alla nostra vera casa.
Paf butta ancora dentro un paio di pezzi di faggio secco,di fatto fuoco solido ad alto potenziale e Regina lentamente accellera sbuffando. Su delle invisibili rotaie che la stanno portando verso Grugliasco centro.
Paf mi chiede dove ho imparato a condurre quella vaporiera e io gli dico sul manuale Rivarossi!!! E insieme ci facciamo una risata. Io gli chiedo dove stiamo andando e lui mi dice che andiamo a Forth Worth la nostra vera casa,forse la vera casa delle nostre anime.
Chiedo poi a Erik se fossero scesi a Grugliasco o che destinazione avevamo. Lui mi risponde che non sarebbe sceso nessuno e la destinazione era il vecchio west lui sarebbe venuto con noi e mai si sarebbe perso la nascita del motore a scoppio e delle prime automobili.
Arriviamo al camposanto dopo una lunga frenata,il treno e ora fermo e sul marciapiede di una improbabile stazione c'è una persona che da lontano sembra ....no è lui...il Petruccino di nuovo in vita con la sua tuta spaziale che si era costruito per carnevale.
Una lacrima mi scende. E si confonde nel vapore e nel fumo della locomotiva.
Regina è ferma ora ,Petrucci è salito. Adesso posso guardare meglio e siamo in tanti. C'è Damia,Uciuta,Paf è con me,è salito il Petruccino su un vagone,c'è anche N'gur .
E forse c'è un motivo se siamo tutti su questo improbabile treno,chi lo sa quale sarà.
Erik mi fa segno di partire,tiro la corda del fischio,sento chiudere la porta di un vagone e muovo di nuovo le leve. Regina sbuffa e cigolando si mette in moto. Prima molto lentamente e poi sempre più veloce.
Io conducevo Regina e partivamo per lasciare la città Con me c'era Paf a buttare legna e carbone in caldaia,Erik era il capotreno dall'occhio vigile e via.
Prima lentamente poi sempre più veloce e lasciare indietro le strade di Grugliasco che nonostante fosse un treno di inizio secolo eravamo su strada insieme alle altre automobili e tutti ci guardavano.
Suonavo il fischio quando i tongoli in auto non si toglievano (e devi proprio essere tongolo per non tenere il passo con una 4 4 0) e la locomotiva con gli annessi vagoni lasciava prima corso francia e poi via sempre più veloce,veloce è una parola grossa perchè faceva 40 miglia all'ora.
Ogni tanto regolavo qualche comando e Regina sbuffava felice. E io pensavo...."Regina ti porto a casa"
Paf mi fa vedere una scatola che apro e dentro c'è la tuta da meccanico che usavo al covo,un paio di scarpe antinfortunistiche alte. Mi metto addosso quella roba e butto contento in caldaia il vestiario da sfigato scelto da mia nonna.
Ora sono libero. Siamo tutti liberi su questo treno che arranca nella valle susa,poi gallerie e ponti,via una l'altra e vai che all'uscita ci siamo trovati nelle praterie americane.
Quanto avremmo viaggiato ? Un giorno e qualcosa di sicuro e senza aggiungere acqua (le locomotive a vapore ne consumavano quantità enormi) o aver buttato dentro nel fuoco poco più di una cariolata di legna,insufficiente anche per una normale stufa.
Insomma siamo arrivati nel texas più veloci di qualunque aereo con una vecchia vaporera e tra i due continenti manco ci sono le rotaie.
Abbiamo raggiunto una città di legno nel vecchio west,la scritta era inconfondibile "Forth Worth" . Questa volta le rotaie c'erano davvero e poco per volta stavamo arrivando a destinazione.
Fermo Regina e scendiamo arrivando a prendere casa,Erik si era portato una bmx e ciascuno aveva un pò di bagagli.
E poi tutti insieme come una foto del vecchio west e io si. Io ero quello tutto a sinistra.
Dopo questo sogno mi sono svegliato lentamente e all'arrivo di mia nonna con il suo sgallinamento acuto che faceva di tutto per svegliarti in modo cattivo ero già sveglio e non c'era stranamente la voglia di legarla sui binari.
Ma la voglia di condurre Regina c'è ancora. Anche oggi che di anni ne ho 54! come se davvero la abbia condotta nelle pianure americane.
Solo per lucaesse (e chiedo scusa a fabbr per lo spazio occupato) ,un pezzo della mia biografia,un sogno anche se è l'unico rosso intenso che ricordo nel mio parziale daltonismo,quello della 4 4 0 a camino conico. Insomma della vaporiera del vecchio west.
IL SOGNO
Una sola cosa molto bella,Paesana ha voluto regalarmi un bellissimo sogno. A Grugliasco non mi ricordo sogni così belli. L'ultimo sabato notte delle vacanze ho avuto un eccellente sogno ambientato nel selvaggio west.
Si,e c'erano tutti,c'erano tutti quelli che conoscevo e che hanno accompagnato la mia vita in quel periodo.
Ma veniamo a descriverlo :
Ero appena uscito per andare non so dove e invece della odiosa via che passa sotto al palazzo di Grugliasco mi trovo un prato e lei,Regina con un paio di vagoni passeggeri agganciati. Un fumo basso che usciva dal camino conico,tipico del fuoco di stazionamento.
Mi avvicino e vado verso la locomotiva costeggiando i due vagoni passeggeri e al termine del secondo sul terrazzino si affaccia Erik,vestito con la tuta da meccanico che mi chiede come se fossi io il macchinista...a che ora avessi voluto fare partire quel treno.
Mi fermo,il macchinista allora sono io ? penso ...mah. Salgo sulla locomotiva e trovo Paf che sta alimentando il fuoco.
Che sia? Che possa essere? Ri guardo verso Erik che mi fa segno di andare. E viene verso di me attraverso il camminatoio del vagone del carbone.
Mi guarda e con fare da bullo mi chiede di frustare i cavalli di questa caffettiera. Perchè ce ne torniamo a casa.
E allora io mi metto ai comandi,le mie mani sono guidate da una mano invisibile. Ma penso che adesso siamo a casa,dove vorrebbe andare? Mah...guidiamo Regina,siamo qui per questo.
Muovi questa leva apri questo comando svita questo altro e Regina sbuffando si comincia a muovere.
Tiro la corda del fischio giusto perchè è una cosa che in tanti vogliono fare da quando sono nati.
Chiedo a Erik dove stiamo andando e lui mi dice che la nostra fermata prossima è il cimitero di Grugliasco,poi torneremo alla nostra vera casa.
Paf butta ancora dentro un paio di pezzi di faggio secco,di fatto fuoco solido ad alto potenziale e Regina lentamente accellera sbuffando. Su delle invisibili rotaie che la stanno portando verso Grugliasco centro.
Paf mi chiede dove ho imparato a condurre quella vaporiera e io gli dico sul manuale Rivarossi!!! E insieme ci facciamo una risata. Io gli chiedo dove stiamo andando e lui mi dice che andiamo a Forth Worth la nostra vera casa,forse la vera casa delle nostre anime.
Chiedo poi a Erik se fossero scesi a Grugliasco o che destinazione avevamo. Lui mi risponde che non sarebbe sceso nessuno e la destinazione era il vecchio west lui sarebbe venuto con noi e mai si sarebbe perso la nascita del motore a scoppio e delle prime automobili.
Arriviamo al camposanto dopo una lunga frenata,il treno e ora fermo e sul marciapiede di una improbabile stazione c'è una persona che da lontano sembra ....no è lui...il Petruccino di nuovo in vita con la sua tuta spaziale che si era costruito per carnevale.
Una lacrima mi scende. E si confonde nel vapore e nel fumo della locomotiva.
Regina è ferma ora ,Petrucci è salito. Adesso posso guardare meglio e siamo in tanti. C'è Damia,Uciuta,Paf è con me,è salito il Petruccino su un vagone,c'è anche N'gur .
E forse c'è un motivo se siamo tutti su questo improbabile treno,chi lo sa quale sarà.
Erik mi fa segno di partire,tiro la corda del fischio,sento chiudere la porta di un vagone e muovo di nuovo le leve. Regina sbuffa e cigolando si mette in moto. Prima molto lentamente e poi sempre più veloce.
Io conducevo Regina e partivamo per lasciare la città Con me c'era Paf a buttare legna e carbone in caldaia,Erik era il capotreno dall'occhio vigile e via.
Prima lentamente poi sempre più veloce e lasciare indietro le strade di Grugliasco che nonostante fosse un treno di inizio secolo eravamo su strada insieme alle altre automobili e tutti ci guardavano.
Suonavo il fischio quando i tongoli in auto non si toglievano (e devi proprio essere tongolo per non tenere il passo con una 4 4 0) e la locomotiva con gli annessi vagoni lasciava prima corso francia e poi via sempre più veloce,veloce è una parola grossa perchè faceva 40 miglia all'ora.
Ogni tanto regolavo qualche comando e Regina sbuffava felice. E io pensavo...."Regina ti porto a casa"
Paf mi fa vedere una scatola che apro e dentro c'è la tuta da meccanico che usavo al covo,un paio di scarpe antinfortunistiche alte. Mi metto addosso quella roba e butto contento in caldaia il vestiario da sfigato scelto da mia nonna.
Ora sono libero. Siamo tutti liberi su questo treno che arranca nella valle susa,poi gallerie e ponti,via una l'altra e vai che all'uscita ci siamo trovati nelle praterie americane.
Quanto avremmo viaggiato ? Un giorno e qualcosa di sicuro e senza aggiungere acqua (le locomotive a vapore ne consumavano quantità enormi) o aver buttato dentro nel fuoco poco più di una cariolata di legna,insufficiente anche per una normale stufa.
Insomma siamo arrivati nel texas più veloci di qualunque aereo con una vecchia vaporera e tra i due continenti manco ci sono le rotaie.
Abbiamo raggiunto una città di legno nel vecchio west,la scritta era inconfondibile "Forth Worth" . Questa volta le rotaie c'erano davvero e poco per volta stavamo arrivando a destinazione.
Fermo Regina e scendiamo arrivando a prendere casa,Erik si era portato una bmx e ciascuno aveva un pò di bagagli.
E poi tutti insieme come una foto del vecchio west e io si. Io ero quello tutto a sinistra.
Dopo questo sogno mi sono svegliato lentamente e all'arrivo di mia nonna con il suo sgallinamento acuto che faceva di tutto per svegliarti in modo cattivo ero già sveglio e non c'era stranamente la voglia di legarla sui binari.
Ma la voglia di condurre Regina c'è ancora. Anche oggi che di anni ne ho 54! come se davvero la abbia condotta nelle pianure americane.
A casa mia si usano i controlli di tono,gli equalizzatori e si usano ancora i tubi catodici. A volte un continental ti può fare volare più in alto dello space shuttle. Certa musica finisce nella stufa,non mi dispiace
Re: Impedenza e un articolo frainteso (forse)
Paf mi chiede dove ho imparato a condurre quella vaporiera e io gli dico sul manuale Rivarossi!
Cosa c'è di più evocativo del viaggio di una locomotiva?
Nulla e non capisco perchè: il percorso forzato dai binari dovrebbe farla sparire al confronto della libertà concessa da un'auto, da una motocicletta (e io sono un motociclista). Sempre che, per rimanere nella suggestione western, non ci si avvii a cavallo.
Invece il treno è sempre il treno, manco fossimo per sempre bambini che sognano con il trenino HO.
. questa ha il comignolo da carbone, giusto? Ho pure imparato cos'è un rodiggio e il fatto che per classificarlo esistono n sistemi diversi.
. .
Ciao Doc
Luca
Re: Impedenza e un articolo frainteso (forse)
per chi avesse voglia di leggersi l'articolo di Stereophile e non fosse pratico di SOAR (Safe Operating Area, cioè dove un transistor non va in fumo) e rette di carico, segnalo un errore.
Che non è effettivamente un errore ma alla fine è un errore. Comunque si rischia della confusione.
ecco l'esempio di SOAR corredata di rette di carico, direttamente dall'articolo:
. .
La linea rossa delimita la regione di funzionamento di un transistor da 120V, 25A, 125W massimi. Restate dentro questi limiti (la parte di piano a sn e in basso) e, soddisfatte certe altre condizioni, tutto va bene. Avventuratevi fuori e vi troverete a cercare un ricambio.
Teoricamente si tratta di un MOSfet, in un BJT la dissipazione nella regione verso la massima tensione si ridurrebbe ulteriormente.
vediamo come si costruisce la linea blu; usiamo il nostro transistor in questo circuito:
. .
Decidiamo che l'alimentazione vale 120V e che Re vale 8 Ohm, vediamo cosa succede variando la Vout a nostro piacere.
Se Vout=0 ai capi del transistor ci sono 120V e la corrente che scorre è nulla, perché è nulla la tensione ai capi di Re. Ci troviamo nel punto in basso a dx (120V; 0A) e tutto va bene.
Se Vout=10V sul transistor cadono 110V e nella resistenza (quindi nel transistor) scorre 1,25A. Ci siamo spostati leggermente a sn (110V; 1,25A) e già siamo nei guai: il transistor sta dissipando 110V x 1,25A = 137,5W e sentiamo odore di bruciato. Infatti vedete che la linea blu sta già uscendo dalla SOAR.
Se portassimo la Vout a 60V il transistor morirebbe in millisecondi: vedete che a questa tensione corrispondono 7,5A con una dissipazione di 450W!
Per cominciare a ragionare dobbiamo portare Vout a 110V. La corrente vale ben 13,75A ma sul transistor cadono solo 10V e la dissipazione è di 137,5W, non siamo OK ma ci avviciniamo. La curva che delimita la potenza massima è iperbolica quindi questo punto è simmetrico a Vout=110V, senza nostro stupore.
Se Vout vale 120V la corrente è massima, 15A, ma sul transistor la tensione è zero e tale è anche la dissipazione. Se non fosse che in realtà un po' di tensione ci cade sempre, rimarrebbe perfettamente freddo.
Quindi la retta blu ha una pendenza determinata dalla resistenza scelta -se avessimo scelto 4 Ohm per 0V avremmo avuto 30A mentre la corrente nulla sarebbe rimasta corrispondente a 120V- ed è negativa perché sull'asse delle ascisse non abbiamo la tensione ai suoi capi, ma quella che cade ai capi del transistor.
Per considerare diverse tensioni di alimentazione basta traslarla mantenendola parallela a sè stessa.
Notate che basta un'occhiata a questo grafico per capire il bello della classe D: se al posto di Re ci fosse una lampadina di cui volessimo regolare la luminosità, con questo circuito dovremmo poter dissipare 450W, di transistor ce ne andrebbero 4 in parallelo (dissipazione max 500W, 50W di margine teorico ma in realtà non basterebbero a meno di raffreddarli ad acqua) motati su ingombranti e costosi dissipatori.
La soluzione è accendere e spegnere la lampadina, facendolo abbastanza velocemente non ci sarebbe sfarfallio, in compenso il transistor lavorerebbe solo vicinissimo alle condizioni estreme della retta, dove la dissipazione è teoricamente nulla e nella pratica ridotta. Quindi un solo transistor basterebbe con pure dell'avanzo e un dissipatore minuscolo. Comodo, no? Per la musica uguale ma aggiungere un filtro passa basso.
Per ora tutto bene (spero...) ma se Re può essere verosimilmente una lampadina è chiaro che non può essere un altoparlante, la corrente continua lo avrebbe già cotto e sfondato. Infatti questo tipo di circuito non si usa come stadio finale!
Vediamo un ampli vero:
. .
Consideriamo solo i due transistor che erogano corrente sul carico, sono i due più a dx. Possiamo mettere il nostro malcapitato transistor al posto di Q10, che si occupa, supponendo un carico puramente resistivo, di fornire corrente al carico quando la Vout è positiva, assorbendola dall'alimentazione positiva (45V, connessione 14).
Ma dobbiamo aggiungere un suo fratellino (nel caso specifico è complementare ma non è obbligatorio) che fa lo stesso quando la Vout è negativa, è Q11.
Infatti ora l'alimentazione è doppia, detta duale: +45V e -45V (connessione 11) riferiti alla massa. Il carico lo collegate tra massa e il nodo dove corvengono i due transistor, nello schema la connessione 12. I componenti tra uscita e transistor potete dimenticarli. Nella vita reale vi si fonderebbe l'ampli e probabilmente anche i tweeter, ma al momento non ci interessano.
Ragioniamo sul nuovo circuito, quando Vout è nulla sul carico non scorre corrente e neppure nei transistor (siamo in classe B), sui quali cadono 45V per ciascuno. Se Vout diventa positiva inizierà a scorrere corrente positiva nel carico e conseguentemente in Q10, contemporaneamente si ridurrà la tensione ai suoi capi. Funziona come nel circuito precedente. Simultaneamente aumenta la tensione ai capi di Q11, che però non sta conducendo e non ce lo filiamo.
Ora è immediato usare il precedente grafico di SOAR per analizzare la situazione di Q10. Manco a farlo apposta l'articolista ha pensato bene di disegnare la retta di carico per 4 Ohm e di traslarla in modo da rimanere dentro la massima dissipazione, scegliendo una tensione di alimentazione di 44V, giusto quella del nostro ampli. Più culo di così!
Ci tocca però una correzione: il segmento della retta di carico che cosidera lui (colore viola) si ferma nell'intersezione con l'asse delle ascisse. Noi invece consideriamo anche il tratto che da li arriva a 90V con corrente nulla. Ora le condizioni in cui si trova il transistor sono descritte da una spezzata, composta di due segmenti. Capirai che differenza, colorare in viola un pezzettino dell'asse delle ascisse!
Concettualmente la differenza è notevole, diversamente ci mancherebbe un'intera semionda in uscita, quella negativa. Seguendo il ragionamento dell'articolo uno potrebbe pensare: se la linea blu sfora la SOAR io non abbasso l'alimentazione (come ha fatto lui) ma rimedio mettendo più dispositivi, con 4 transistor la dissipazione è sufficiente.
Eh no, troppo facile: quell'amplificatore, se fosse in classe B, sarebbe alimentato a + e - 120V, quindi 240 totali e quei transistor salterebbero immediatamente. Ne servirebbero da 240V, auguri a cercarli. Nella realtà di rame e silicio con transistor da 120V ci fate ampli alimentati a +/- 50V, tipicamente un 100W su 8 Ohm.
Quel grafico e l'idea di usare 4 coppie di quei transistor avrebbe un senso (teorico!) per una polarizzazione in classe A (per 25W su 8 Ohm, con alimentazione stabilizzata ve ne concedo 35. Sono generoso perché tanto sono puramente teorici...). Ma decisamente questa è un'altra storia.
Quindi potremmo usare l'ipotetico transistor di Stereophile e il suo (ancor più ipotetico) fratellino complementare per il nostro ampli e alimentarci una cassa da 4 Ohm? Se procedete nell'articolo scoprirete che no, una resistenza si, una cassa proprio no. Meglio se la resistenza la comperate non induttiva!
S'è fatta una certa, ma continua...
Che non è effettivamente un errore ma alla fine è un errore. Comunque si rischia della confusione.
ecco l'esempio di SOAR corredata di rette di carico, direttamente dall'articolo:
. .
La linea rossa delimita la regione di funzionamento di un transistor da 120V, 25A, 125W massimi. Restate dentro questi limiti (la parte di piano a sn e in basso) e, soddisfatte certe altre condizioni, tutto va bene. Avventuratevi fuori e vi troverete a cercare un ricambio.
Teoricamente si tratta di un MOSfet, in un BJT la dissipazione nella regione verso la massima tensione si ridurrebbe ulteriormente.
vediamo come si costruisce la linea blu; usiamo il nostro transistor in questo circuito:
. .
Decidiamo che l'alimentazione vale 120V e che Re vale 8 Ohm, vediamo cosa succede variando la Vout a nostro piacere.
Se Vout=0 ai capi del transistor ci sono 120V e la corrente che scorre è nulla, perché è nulla la tensione ai capi di Re. Ci troviamo nel punto in basso a dx (120V; 0A) e tutto va bene.
Se Vout=10V sul transistor cadono 110V e nella resistenza (quindi nel transistor) scorre 1,25A. Ci siamo spostati leggermente a sn (110V; 1,25A) e già siamo nei guai: il transistor sta dissipando 110V x 1,25A = 137,5W e sentiamo odore di bruciato. Infatti vedete che la linea blu sta già uscendo dalla SOAR.
Se portassimo la Vout a 60V il transistor morirebbe in millisecondi: vedete che a questa tensione corrispondono 7,5A con una dissipazione di 450W!
Per cominciare a ragionare dobbiamo portare Vout a 110V. La corrente vale ben 13,75A ma sul transistor cadono solo 10V e la dissipazione è di 137,5W, non siamo OK ma ci avviciniamo. La curva che delimita la potenza massima è iperbolica quindi questo punto è simmetrico a Vout=110V, senza nostro stupore.
Se Vout vale 120V la corrente è massima, 15A, ma sul transistor la tensione è zero e tale è anche la dissipazione. Se non fosse che in realtà un po' di tensione ci cade sempre, rimarrebbe perfettamente freddo.
Quindi la retta blu ha una pendenza determinata dalla resistenza scelta -se avessimo scelto 4 Ohm per 0V avremmo avuto 30A mentre la corrente nulla sarebbe rimasta corrispondente a 120V- ed è negativa perché sull'asse delle ascisse non abbiamo la tensione ai suoi capi, ma quella che cade ai capi del transistor.
Per considerare diverse tensioni di alimentazione basta traslarla mantenendola parallela a sè stessa.
Notate che basta un'occhiata a questo grafico per capire il bello della classe D: se al posto di Re ci fosse una lampadina di cui volessimo regolare la luminosità, con questo circuito dovremmo poter dissipare 450W, di transistor ce ne andrebbero 4 in parallelo (dissipazione max 500W, 50W di margine teorico ma in realtà non basterebbero a meno di raffreddarli ad acqua) motati su ingombranti e costosi dissipatori.
La soluzione è accendere e spegnere la lampadina, facendolo abbastanza velocemente non ci sarebbe sfarfallio, in compenso il transistor lavorerebbe solo vicinissimo alle condizioni estreme della retta, dove la dissipazione è teoricamente nulla e nella pratica ridotta. Quindi un solo transistor basterebbe con pure dell'avanzo e un dissipatore minuscolo. Comodo, no? Per la musica uguale ma aggiungere un filtro passa basso.
Per ora tutto bene (spero...) ma se Re può essere verosimilmente una lampadina è chiaro che non può essere un altoparlante, la corrente continua lo avrebbe già cotto e sfondato. Infatti questo tipo di circuito non si usa come stadio finale!
Vediamo un ampli vero:
. .
Consideriamo solo i due transistor che erogano corrente sul carico, sono i due più a dx. Possiamo mettere il nostro malcapitato transistor al posto di Q10, che si occupa, supponendo un carico puramente resistivo, di fornire corrente al carico quando la Vout è positiva, assorbendola dall'alimentazione positiva (45V, connessione 14).
Ma dobbiamo aggiungere un suo fratellino (nel caso specifico è complementare ma non è obbligatorio) che fa lo stesso quando la Vout è negativa, è Q11.
Infatti ora l'alimentazione è doppia, detta duale: +45V e -45V (connessione 11) riferiti alla massa. Il carico lo collegate tra massa e il nodo dove corvengono i due transistor, nello schema la connessione 12. I componenti tra uscita e transistor potete dimenticarli. Nella vita reale vi si fonderebbe l'ampli e probabilmente anche i tweeter, ma al momento non ci interessano.
Ragioniamo sul nuovo circuito, quando Vout è nulla sul carico non scorre corrente e neppure nei transistor (siamo in classe B), sui quali cadono 45V per ciascuno. Se Vout diventa positiva inizierà a scorrere corrente positiva nel carico e conseguentemente in Q10, contemporaneamente si ridurrà la tensione ai suoi capi. Funziona come nel circuito precedente. Simultaneamente aumenta la tensione ai capi di Q11, che però non sta conducendo e non ce lo filiamo.
Ora è immediato usare il precedente grafico di SOAR per analizzare la situazione di Q10. Manco a farlo apposta l'articolista ha pensato bene di disegnare la retta di carico per 4 Ohm e di traslarla in modo da rimanere dentro la massima dissipazione, scegliendo una tensione di alimentazione di 44V, giusto quella del nostro ampli. Più culo di così!
Ci tocca però una correzione: il segmento della retta di carico che cosidera lui (colore viola) si ferma nell'intersezione con l'asse delle ascisse. Noi invece consideriamo anche il tratto che da li arriva a 90V con corrente nulla. Ora le condizioni in cui si trova il transistor sono descritte da una spezzata, composta di due segmenti. Capirai che differenza, colorare in viola un pezzettino dell'asse delle ascisse!
Concettualmente la differenza è notevole, diversamente ci mancherebbe un'intera semionda in uscita, quella negativa. Seguendo il ragionamento dell'articolo uno potrebbe pensare: se la linea blu sfora la SOAR io non abbasso l'alimentazione (come ha fatto lui) ma rimedio mettendo più dispositivi, con 4 transistor la dissipazione è sufficiente.
Eh no, troppo facile: quell'amplificatore, se fosse in classe B, sarebbe alimentato a + e - 120V, quindi 240 totali e quei transistor salterebbero immediatamente. Ne servirebbero da 240V, auguri a cercarli. Nella realtà di rame e silicio con transistor da 120V ci fate ampli alimentati a +/- 50V, tipicamente un 100W su 8 Ohm.
Quel grafico e l'idea di usare 4 coppie di quei transistor avrebbe un senso (teorico!) per una polarizzazione in classe A (per 25W su 8 Ohm, con alimentazione stabilizzata ve ne concedo 35. Sono generoso perché tanto sono puramente teorici...). Ma decisamente questa è un'altra storia.
Quindi potremmo usare l'ipotetico transistor di Stereophile e il suo (ancor più ipotetico) fratellino complementare per il nostro ampli e alimentarci una cassa da 4 Ohm? Se procedete nell'articolo scoprirete che no, una resistenza si, una cassa proprio no. Meglio se la resistenza la comperate non induttiva!
S'è fatta una certa, ma continua...
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doc elektro
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Re: Impedenza e un articolo frainteso (forse)
Una rivista del pettine,ossia SPERIMENTARE aveva proposto alcuni stadi similari con la continua che passava dall'altoparlante,mi sembra usasse quel cesso di oc26 come finale e altri due cessi al germanio come pilota. Nei numeri successivi avevano corretto il tiro aggiungendo un reattore da neon in parallelo all'altoparlante.è chiaro che non può essere un altoparlante, la corrente continua lo avrebbe già cotto e sfondato. Infatti questo tipo di circuito non si usa come stadio finale!
Aveva fritto un paio di 100mm unicars,evidentemente pensava che solo il primo cono fosse sfigato,errare umano est perseverere diabolicum.
Lo aveva autocostruito uno dei ragazzi appassionati di elettronica che giravano dal greco. Inutile dire che buttato alle ortiche quel circuito montato in faesite e messo un bel LM380 con il giusto cablaggio non si è più fritto nemmeno mezzo altoparlante .
Capisco dopo secoli perchè ci sono autocostruttori che fanno ercate senza senso.
Solo per lucaesse: Il trenino oltre al giradischi amplificato e altre "cose" specifiche della vita di ogniuno sono anche SIMBOLI di libertà tanto è vero che a chi la libertà dà fastidio (solitamente mummiacce democriste e chiesarole) certi "simboli" di libertà danno fastidio. Non si spiegherebbe il loro comportamento. sempre dalla mia biografia (disponibile aggratis per chi ha w2000)
Bocciato,insomma ennesima estate da sfigato e per aggiungere il danno alla beffa hanno organizzato,ovviamente quando non c'ero (non mi ricordo forse ero dal greco) una prima punizione di quelle stupide. Tipicamente femminili.
Ricordate quando trovavamo spesso danneggiato un giradischi amplificato nell'immondizia che magari apparteneva a qualcuno che aveva iniziato a drogarsi oppure andava veramente male a scuola?
La giudicavate stupida? Bene sentite qui.
Un giorno che torno a casa mi sono trovato metà della mia roba mancante quelle due o tre riviste sparite,spariti i trenini che peraltro erano inscatolati da una vita,sparito forth worth che era sul copritermo (il primo,il secondo era al sicuro sopra l'insulso armadione a 6 ante di camera mia pieno di robbaccia) prima di esplodere a piangere come loro probabilmente si sarebbero aspettati ho guardato bene nell'armadio ,ho dato un occhiatina qui ,un occhiatina là.
Ho capito...e non ho pianto una lacrima perchè almeno di apparenza io ero un maschio e loro due femmine sempre più odiose. Ma avevo tanta voglia di fare piangere loro.
A dire la verità più che di sparizione si trattava di inscatolamenti in quelle scatole con la finestrella e su ogni chiusura c'era un pezzo di nastro con la firma di mia madre.
Del resto la nonna avrebbe magari messo una croce oppure ci metteva tre ore a farne una sola di firma.
E lì di fatto ho visto tutto,le scatole dei trenini,i miei pezzi di elettronica,il piccolo chimico,il quadro rio grande,il gran canyon in miniatura e anche il quadro del treno diesel santa fe.
Quella locomotive rosse e arancioni come regina,inarrestabili da qualunque cosa cercasse di fermarle sui binari erano state tolta da lì perchè davano "fastidio".
Al suo posto erano stati messi degli imbecilli quadri di nature morte.Dei cessi di fiori in vaso che personalmente solo uno sfigato ha in camera.
Ma forse VOLEVANO che lo sembrassi o lo fossi.
Pure le riviste...sparite..ma che fastidio davano...via tutto senza pietà.
Mia madre entra nella stanza e dice perentoria "se trovo un pezzo di nastro strappato ti butto via tutto" e nonna se ne esce dicendo "devi studiare" e lo ripete più volte muovendo le mani verso l'alto. Forse mi avrebbe voluto prendere a sberle comunque colpirmi ma ero in piedi ergo potevo diferndermi. Era nel suo solito colpirmi quando ero seduto o sdraiato. Gli darò una bella ripassata tra 5 anni.
E questo è quanto. Non c'erano più con me tutti quegli oggetti che facevano parte della mia vita perchè secondo loro responsabili della mia distrazione nello studio. Mah,
A casa mia si usano i controlli di tono,gli equalizzatori e si usano ancora i tubi catodici. A volte un continental ti può fare volare più in alto dello space shuttle. Certa musica finisce nella stufa,non mi dispiace
Re: Impedenza e un articolo frainteso (forse)
Ciao Doc elektro, non so bene se dalle tue parti stimassero di più la Montessori piuttosto che il metodo steineriano... 
Re: Impedenza e un articolo frainteso (forse)
proseguendo nell'articolo di Stereophile si scopre che cose raccapriccianti capitano se il carico è parzialmente reattivo:
. .
il segmento verde rappresenta un carico di 8 Ohm resistivi con un'alimentazione di 63V. Già abbiamo detto che una coppia di questi transistor in push-pull classe B, nemmeno ci pensiamo ad alimentarli a quella tensione. Facciamo finta che abbiamo selezionato una coppia che regge 130V.
Se il modulo vale 8 Ohm ma lo sfasamento vale 60° (sono tanti ma si vedono nemmeno tanto raramente) il segmento verde si trasforma nell'ellisse gialla. Come vedete sborda clamorosamente dalla SOAR e la morte del transistor sarà immediata.
Per valutare la situazione ho maldestramente segnato dei punti e aggiunto una retta di carico. Fatto con paint e mouse portate pazienza. Nego problematiche neurologiche...
.
.
Il trattino nero che interseca l'ellisse gialla identifica il picco di corrente, è uguale a quello su carico resistivo ma è una rogna: la tensione ai capi del transistor non è più nulla ma la metà della tensione di alimentazione, la corrente realmente disponibile la vedete in corrispondenza del trattino nero sulla curva rossa: ne avete giusto la metà!
Quindi per cavarcela dovremmo raddoppiare i finali. Tale raddoppio ci consentirebbe di alimentare un carico resistivo di 4 Ohm; però non ci basta ancora: con il raddoppio della corrente abbiamo alzato la SOAR, che però in quel punto intersecherebbe l'ellisse di carico e a destra lascerebbe un'abbondante zona di dissipazione eccessiva. La righina rossa voleva essere un segmento della nuova SOAR, ma non ci è riuscita.
Per non cuocere i transistor dobbiamo salire sino ad appoggiare la SOAR sull'ellisse gialla. A occhio e spanne decidiamo che questo avverrebbe nel punto identificato dal trattino blu sull'ellisse (in questi punti la pendenza è (forse)uguale). La corrente disponibile con un transistor la leggete in corrispondenza del trattino blu sulla SOAR. A spanne ci vanno minimo tre coppie di finali!
Valutazioni grafiche a occhio, buone giusto per capire di cosa stiamo parlando. Se fate i calcoli seriamente probabilmente arrivate a risultati un po' diverse. Amen.
Io comunque, giusto perché l'odore di bruciato mi dà fastidio, di coppie di finali ce ne metto quattro.
Continua...
. .
il segmento verde rappresenta un carico di 8 Ohm resistivi con un'alimentazione di 63V. Già abbiamo detto che una coppia di questi transistor in push-pull classe B, nemmeno ci pensiamo ad alimentarli a quella tensione. Facciamo finta che abbiamo selezionato una coppia che regge 130V.
Se il modulo vale 8 Ohm ma lo sfasamento vale 60° (sono tanti ma si vedono nemmeno tanto raramente) il segmento verde si trasforma nell'ellisse gialla. Come vedete sborda clamorosamente dalla SOAR e la morte del transistor sarà immediata.
Per valutare la situazione ho maldestramente segnato dei punti e aggiunto una retta di carico. Fatto con paint e mouse portate pazienza. Nego problematiche neurologiche...
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Il trattino nero che interseca l'ellisse gialla identifica il picco di corrente, è uguale a quello su carico resistivo ma è una rogna: la tensione ai capi del transistor non è più nulla ma la metà della tensione di alimentazione, la corrente realmente disponibile la vedete in corrispondenza del trattino nero sulla curva rossa: ne avete giusto la metà!
Quindi per cavarcela dovremmo raddoppiare i finali. Tale raddoppio ci consentirebbe di alimentare un carico resistivo di 4 Ohm; però non ci basta ancora: con il raddoppio della corrente abbiamo alzato la SOAR, che però in quel punto intersecherebbe l'ellisse di carico e a destra lascerebbe un'abbondante zona di dissipazione eccessiva. La righina rossa voleva essere un segmento della nuova SOAR, ma non ci è riuscita.
Per non cuocere i transistor dobbiamo salire sino ad appoggiare la SOAR sull'ellisse gialla. A occhio e spanne decidiamo che questo avverrebbe nel punto identificato dal trattino blu sull'ellisse (in questi punti la pendenza è (forse)uguale). La corrente disponibile con un transistor la leggete in corrispondenza del trattino blu sulla SOAR. A spanne ci vanno minimo tre coppie di finali!
Valutazioni grafiche a occhio, buone giusto per capire di cosa stiamo parlando. Se fate i calcoli seriamente probabilmente arrivate a risultati un po' diverse. Amen.
Io comunque, giusto perché l'odore di bruciato mi dà fastidio, di coppie di finali ce ne metto quattro.
Continua...
Re: Impedenza e un articolo frainteso (forse)
Se non volessimo montarci la testa e ci accontentassimo di una coppia di finali, ammettendo 'sto benedetto carico da 8 Ohm & 60°, quanto possiamo cavare dal nostro ampli?
La risposta ce la dà direttamente l'articolo di Stereophile ed è l'ellisse viola nella figura precedente. Abbiamo ridotto la tensione di alimentazione riducendo sia la tensione erogata che la corrente che scorre nel carico e conseguentemente nel transistor, graficamente l'ellisse si è rimpicciolita e avvicinata all'origine del grafico. Ora è finalmente contenuta all'interno della SOAR e noi ascoltiamo musica al posto di un riposante silenzio.
Il segmento nero l'ho aggiunto io e rappresenta un carico di 8 Ohm resistivi data quella tensione di alimentazione. Così basta un'occhiata all'intersezione con l'asse X per capire l'abbiamo dimezzata. Mica male come sacrificio: la potenza diventa un quarto!
Riepiloghiamo le potenze a disposizione con una coppia di questi ipotetici transistor:
Carico garantito resistivo di 8 Ohm: alimentiamo a +/- 63V. Un ampli reale, il quale non riesce a trasferire al carico l'intera tensione di alimentazione, dotato di un alimetatore normale ma ben dimensionato, avrà una potenza effettiva di 160W, o giù di lì.
Ammettiamo che il carico possa essere misto, parzialmente reattivo, fase massima 60°, modulo non inferiore a 8 Ohm: alimentiamo a +/- 33V; su 8 Ohm resistivi avremo circa 40 W.
Quando il carico è effetivamente di 8 Ohm & 60° non abbiamo più 40W bensì 40VA, la potenza è il prodotto tra tensione e corrente, se le sfasate la potenza reale si riduce, in questo caso diventa la metà: 20W.
Ci siamo parecchio ridimensionati, figuriamoci se il carico fosse da 4 Ohm misto!
A proposito di 4 Ohm:
. .
sempre la solita immaginetta ma ho aggiunto il segmento blu: è la retta di carico per 4 Ohm resistivi con l'alimentazione +/-33V. Notate che mentre l'ellisse 8 Ohm_60°arriva a essere tangente alla SOAR, cioè è al limite del guasto, la linea blu è comodamente in territorio sicuro.
Avevamo già visto che raddoppiare i finali non era sufficiente per tollerare 60° di sfasamento (su 8 Ohm) mentre ci avrebbe consentito un carico di 4 Ohm resistivi. Ora ammirato da un altro punto di vista la stessa cosa: 8 Ohm con 60° di sfasamento sono molto peggio di 4 Ohm resistivi.
Nel 3D sulla classe D ho noiosamente ripetuto n volte che secondo me avendo un diffusore di impedenza nominale X la potenza a disposizione è la metà di quella che l'ampli eroga su 1/2 X. Ho sempre aggiunto che la regola vale se il diffusore non rientra tra quelli "difficili", spero di aver spiegato perché.
Se tornate al grafico di impedenza all'inizio del 3D -o dell'articolo- di un diffusore da 4 Ohm ma decisamente "difficile" e guardate la zona tra i 50 e 100Hz la fase vi farà venire i brividi e temere che la "regoletta" sia ottimistica.
Giusta deduzione e considerate che in questo caso la regoletta recita: potenza disponibile la metà di quella disponibile su 2 (due) Ohm. E invece ancora non basta, la realtà è pure peggio! E' così che si vendono gli ampli da 50kg.
Luca
La risposta ce la dà direttamente l'articolo di Stereophile ed è l'ellisse viola nella figura precedente. Abbiamo ridotto la tensione di alimentazione riducendo sia la tensione erogata che la corrente che scorre nel carico e conseguentemente nel transistor, graficamente l'ellisse si è rimpicciolita e avvicinata all'origine del grafico. Ora è finalmente contenuta all'interno della SOAR e noi ascoltiamo musica al posto di un riposante silenzio.
Il segmento nero l'ho aggiunto io e rappresenta un carico di 8 Ohm resistivi data quella tensione di alimentazione. Così basta un'occhiata all'intersezione con l'asse X per capire l'abbiamo dimezzata. Mica male come sacrificio: la potenza diventa un quarto!
Riepiloghiamo le potenze a disposizione con una coppia di questi ipotetici transistor:
Carico garantito resistivo di 8 Ohm: alimentiamo a +/- 63V. Un ampli reale, il quale non riesce a trasferire al carico l'intera tensione di alimentazione, dotato di un alimetatore normale ma ben dimensionato, avrà una potenza effettiva di 160W, o giù di lì.
Ammettiamo che il carico possa essere misto, parzialmente reattivo, fase massima 60°, modulo non inferiore a 8 Ohm: alimentiamo a +/- 33V; su 8 Ohm resistivi avremo circa 40 W.
Quando il carico è effetivamente di 8 Ohm & 60° non abbiamo più 40W bensì 40VA, la potenza è il prodotto tra tensione e corrente, se le sfasate la potenza reale si riduce, in questo caso diventa la metà: 20W.
Ci siamo parecchio ridimensionati, figuriamoci se il carico fosse da 4 Ohm misto!
A proposito di 4 Ohm:
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sempre la solita immaginetta ma ho aggiunto il segmento blu: è la retta di carico per 4 Ohm resistivi con l'alimentazione +/-33V. Notate che mentre l'ellisse 8 Ohm_60°arriva a essere tangente alla SOAR, cioè è al limite del guasto, la linea blu è comodamente in territorio sicuro.
Avevamo già visto che raddoppiare i finali non era sufficiente per tollerare 60° di sfasamento (su 8 Ohm) mentre ci avrebbe consentito un carico di 4 Ohm resistivi. Ora ammirato da un altro punto di vista la stessa cosa: 8 Ohm con 60° di sfasamento sono molto peggio di 4 Ohm resistivi.
Nel 3D sulla classe D ho noiosamente ripetuto n volte che secondo me avendo un diffusore di impedenza nominale X la potenza a disposizione è la metà di quella che l'ampli eroga su 1/2 X. Ho sempre aggiunto che la regola vale se il diffusore non rientra tra quelli "difficili", spero di aver spiegato perché.
Se tornate al grafico di impedenza all'inizio del 3D -o dell'articolo- di un diffusore da 4 Ohm ma decisamente "difficile" e guardate la zona tra i 50 e 100Hz la fase vi farà venire i brividi e temere che la "regoletta" sia ottimistica.
Giusta deduzione e considerate che in questo caso la regoletta recita: potenza disponibile la metà di quella disponibile su 2 (due) Ohm. E invece ancora non basta, la realtà è pure peggio! E' così che si vendono gli ampli da 50kg.
Luca