diversi decenni fa, quando la Cina era un paese arretrato, mio cognato, ingegnere toscano, lavorava in una importante società privata della zona, che produceva tra l'altro, macchinari per l'industria.
Vendono un importante macchinario alla Cina e viene in sede da loro un gruppo di tecnici cinesi, accompagnati dal commissario politico e dall'interprete, per fare un corso di formazione.
In genere, quando i tecnici venivano da un altro paese europeo, seguivano poco i corsi, si distraevano e vedevano la trasferta come una scampagnata.
Questi invece tutti attenti a seguire ogni cosa, magari anche perché il commissario politico controllava, direbbe qualcuno malignamente.
Poi il macchinario viene spedito in Cina e la società manda lì un anziano tecnico, per seguire il montaggio del macchinario e terminare l'istruzione del personale.
Al suo ritorno disse a mio cognato più o meno queste parole: "ricordati che tra qualche anno, questi le macchine non ce le compreranno più, le faranno da loro, saranno fatte meglio delle nostre e le venderanno a noi".
Interessante ( da FB)
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Re: Interessante ( da FB)
Leonardo
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Re: Interessante ( da FB)
quello che frega noi cosiddetti occidentali è la convinzione di essere i miglior, se non gli unici intelligenti. Ci impedisce di ammettere gli errori.
La Cina, al tempo di Mao, fece un errore terribile: se mandi a zappare la terra intellettuali e laureati, fai retrocedere il paese all'età della pietra.
Inversione di tendenza, dando le colpe alla famigerata banda dei quattro, in modo da salvare la figura del grande timoniere, che comunque rappresentava la Cina moderna, il paese cambia strada e si riparte.
La democrazia è un sistema di governo lento e dispersivo, che tende ad allungare la catena di comando. La Cina sta ottenendo risultati strabilianti proprio perché l'accentramento del potere velocizza tutti i processi, inclusi quelli industriali.
Certo, le libertà personali non sono salvaguardate, ma in un mondo democratico in cui le regole sono saltate, almeno per i potenti, la libertà è una magra consolazione.
Provate per esempio a dirlo ai tarantini, che hanno avuto la possibilità di scegliere tra morire di fame oppure di tumore.
La Cina, al tempo di Mao, fece un errore terribile: se mandi a zappare la terra intellettuali e laureati, fai retrocedere il paese all'età della pietra.
Inversione di tendenza, dando le colpe alla famigerata banda dei quattro, in modo da salvare la figura del grande timoniere, che comunque rappresentava la Cina moderna, il paese cambia strada e si riparte.
La democrazia è un sistema di governo lento e dispersivo, che tende ad allungare la catena di comando. La Cina sta ottenendo risultati strabilianti proprio perché l'accentramento del potere velocizza tutti i processi, inclusi quelli industriali.
Certo, le libertà personali non sono salvaguardate, ma in un mondo democratico in cui le regole sono saltate, almeno per i potenti, la libertà è una magra consolazione.
Provate per esempio a dirlo ai tarantini, che hanno avuto la possibilità di scegliere tra morire di fame oppure di tumore.
Leonardo
Re: Interessante ( da FB)
Per quanto molto molto affezionato alla mia libertà personale, tristemente quoto e sottoscrivo.Certo, le libertà personali non sono salvaguardate, ma in un mondo democratico in cui le regole sono saltate, almeno per i potenti, la libertà è una magra consolazione.
Provate per esempio a dirlo ai tarantini, che hanno avuto la possibilità di scegliere tra morire di fame oppure di tumore.
Luca
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Re: Interessante ( da FB)
La democrazia è nata nell'antica Grecia, ma si trattava di piccole comunità, quindi le riunioni nell'agorà erano più o meno delle assemblee di grandi condomini.
La democrazia moderna, attuata in società più complesse e con popolazione molto numerosa, ha necessariamente "allungato il brodo".
Purtroppo le garanzie comportano una discreta lentezza nei processi decisionali.
Personalmente sono favorevole a pagare questo scotto per mantenere la mia libertà. Il problema dei paesi democratici è il populismo: un paraculo si informa su cosa vorrebbe sentirsi dire la maggioranza dei suoi potenziali elettori, quindi imbastisce un programma elettorale su questo, anche se si tratta di enormi castronerie, poi una volta eletto, dice di avere il mandato del popolo per governare e fa quello che gli pare, magari cerca pure di cambiare le regole del gioco (la costituzione), per rimanere comunque al potere.
Ma sopra ad ogni cosa, politica inclusa, ci sta lo strapotere di chi di fatto comanda i grandi gruppi industriali.
Una volta era chiaro chi era il padrone e se per esempio la Fiat voleva chiudere uno stabilimento si trattava con gli Agnelli. Ora i grandi gruppi industriali sono in mano a società opache, fondi con sede legale in qualche isoletta paradiso fiscale. Qualcuno, in base ad un puro calcolo economico, decide che bisogna chiudere uno stabilimento e, sulla base di studi e proiezioni, tocca a quello italiano e non a quello polacco.
E noi stiamo ancora a preoccuparci dei cinesi?
Dopo aver impedito l'accesso all'industria automobilistica cinese in Italia, perché avrebbe danneggiato gli interessi di Stellantis, adesso loro chiudono gli stabilimenti in Italia e vorrebbero venderli ai cinesi.
A Napoli dicono cornuto e mazziato.
La democrazia moderna, attuata in società più complesse e con popolazione molto numerosa, ha necessariamente "allungato il brodo".
Purtroppo le garanzie comportano una discreta lentezza nei processi decisionali.
Personalmente sono favorevole a pagare questo scotto per mantenere la mia libertà. Il problema dei paesi democratici è il populismo: un paraculo si informa su cosa vorrebbe sentirsi dire la maggioranza dei suoi potenziali elettori, quindi imbastisce un programma elettorale su questo, anche se si tratta di enormi castronerie, poi una volta eletto, dice di avere il mandato del popolo per governare e fa quello che gli pare, magari cerca pure di cambiare le regole del gioco (la costituzione), per rimanere comunque al potere.
Ma sopra ad ogni cosa, politica inclusa, ci sta lo strapotere di chi di fatto comanda i grandi gruppi industriali.
Una volta era chiaro chi era il padrone e se per esempio la Fiat voleva chiudere uno stabilimento si trattava con gli Agnelli. Ora i grandi gruppi industriali sono in mano a società opache, fondi con sede legale in qualche isoletta paradiso fiscale. Qualcuno, in base ad un puro calcolo economico, decide che bisogna chiudere uno stabilimento e, sulla base di studi e proiezioni, tocca a quello italiano e non a quello polacco.
E noi stiamo ancora a preoccuparci dei cinesi?
Dopo aver impedito l'accesso all'industria automobilistica cinese in Italia, perché avrebbe danneggiato gli interessi di Stellantis, adesso loro chiudono gli stabilimenti in Italia e vorrebbero venderli ai cinesi.
A Napoli dicono cornuto e mazziato.
Leonardo
Re: Interessante ( da FB)
Sono concorde. Lo svantaggio dei paesi democratici non è tanto la lentezza delle procedure, e neppure le limitazioni all’orizzonte temporale delle eventuali politiche economiche e industriali derivanti dal ciclo elettorale.Il problema dei paesi democratici è il populismo: un paraculo si informa su cosa vorrebbe sentirsi dire la maggioranza dei suoi potenziali elettori...
Il problema è la mancanza di idee; non è un gran danno se ci sono ritardi nella realizzazione del nulla.
È il frutto della progressiva selezione al ribasso della classe dirigente. L’elettore ha qualche scusante ma è molto lontano dall'essere innocente.
Altro problema fondamentale è il costo della competizione politica. Evidentissimo se si guardano gli USA, ma una bella limitazione alla effettiva democrazia dalle nostre parti.
Si sente parlare della democrazia come fosse on/off, paesi democratici di qua, paesi non democratici di là, di solito nella colonna dei cattivi.
Sarebbe il caso di dare una misura della democrazia. Avessimo una serie storica me la aspetterei al ribasso arrivando ad oggi.
Luca