AMPLI: un esempio sul quale riflettere

La sezione principale

Moderatore: F.Calabrese

Rispondi
F.Calabrese
Messaggi: 41458
Iscritto il: giovedì 23 settembre 2010, 16:18
Località: Roma
Contatta:

AMPLI: un esempio sul quale riflettere

Messaggio da F.Calabrese » sabato 2 ottobre 2021, 19:27

Durante la pandemia ho dedicato moltissimo tempo a rileggere i tanti Preprint AES che possiedo (e continuo a scaricare) e che trattano di amplificatori.

Come più volte vi ho raccontato, sono esistiti almeno tre amplificatori a transistor il cui schema conteneva MENO ERRORI progettuali rispetto agli schemi più comuni, adottati dalla pratica totalità dei costruttori.

Però non ho mai raccontato quali fossero questi tre schemi, per un motivo molto preciso. Se lo avessi fatto avrei messo un gran numero di autocostruttori nella direzione giusta, trovare la quale a me è costato anni di studi. E non mi sembrava corretto.

In questi giorni mi è venuta una curiosità, vale a dire quella di simulare forse il più famoso di questi schemi, che data a prima del 1970, per studiarne più a fondo le prestazioni ed i potenziali limiti. Non solo, ma mi sono anche riproposto di apportare io stesso le modifiche che avessi ritenuto più opportune, osservandone le implicazioni.

Detto e fatto (sembra facile...!) mi sono ritrovato tra le mani un nuovo schema, in cui del vecchio c'è rimasto davvero pochissimo: in pratica la sola configurazione generale.


Partiamo dagli stadi di ingresso. Io sono anni che penso sia un errore impiegare piccoli transistor in contenitore plastico per gli stadi di ingresso degli ampli SS: questi infatti costringono ad impiegare correnti di riposo microscopiche e quindi alti valori delle resistenze, che a loro volta significano alto rumore termico (ricordate la formuletta "KTBR"...???).

Quindi come prima cosa ho impiegato una coppia di transistor driver per lo stadio di ingresso e per i successivi... e visto che mi ci trovavo, ne ho impiegate più coppie anche come finali di potenza, in modo di distribuire il calore su una superficie di aletta più vasta, più facile da raffreddare.

Alla fine mi sono ritrovato con valori delle resistenze passati dalle decine di migliaia di ohm a qualche centinaio... con l'abbassamento di rumore e con l'aumento di risoluzione ai bassi livelli che vi lascio immaginare...

Non solo, ma la maggiore "potenza" di pilotaggio dei due stadi d'ingresso mi ha permesso di eliminare una coppia di pre-drivers, aumentando la stabilità del circuito, che -purtroppo- non può operare senza controreazione... (ma la impiega in un modo originalissimo)

D'altra parte anche l'abbassamento delle impedenze degli stadi di ingresso aveva sortito lo stesso effetto, per cui alla fine mi sono ritrovato con un ampli la cui risposta supera linearmente i 200 KHz anche ad anello di controreazione aperto. Non male, se si pensa che -per assicurare la stabilità ai normali finali SS- la loro risposta ad anello aperto viene tagliata già a partire da 100 Hz...(sì... avete letto bene... 100 Hz !!!).

Ma la parte più divertente del "progetto" è stata quella di provare a stuzzicarne l'instabilità, collegandovi in uscita delle capacità di valore crescente, magari in unione a carichi bassi... NIENTE...! L'ampli resta stabile anche collegato a carichi bassi fino ad UN OHM e con capacità di anche 10 microFarad.

Nulla a che vedere con lo schema iniziale, di prima del 1970, che sarebbe andato a fuoco abbastanza facilmente...

A dire il vero questa qui è soltanto un'anticipazione, perché ci sarebbe molto su cui lavorare ancora.

La morale di questa storia è davvero semplice ed ha molto a che vedere con quella VIA DI MEZZO, di cui abbiamo (inutilmente) discusso in questi giorni, e che forse non c'è. ( viewtopic.php?f=5&t=9367 )

La morale è appunto che -se esistesse una HiFi fatta di ragionevolezza e curiosità per il meglio- uno schema come questo lo si potrebbe anche mettere in pratica ed ascoltare insieme: ci scommetto che suonerebbe dieci volte più nitido di quanto suoni il migliore ampli a transistor commerciale... ed avrebbe anche il vantaggio di poter pilotare carichi bassissimi, anche di un solo ohm.

Potenza...? Diciamo 500 watt per canale su un ohm...

Il guaio è che siamo sempre troppo pochi per poter ipotizzare qualsiasi produzione, anche perché un oggetto del genere andrebbe promosso mediante un gran numero di prove d'ascolto a casa di vari appassionati, il che significa un impegno enorme in termini di tempo... a fronte di quasi nessuna possibile prospettiva di vendite.

Comunque è bello sapere che "si può fare"...

Ed è anche bello sapere che esistono schemi ancor più interessanti, da sperimentare prima sulle simulazioni e poi in pratica.

Diciamo che io mi sono messo in gara (con me stesso) per tirar fuori il coniglio (più grosso) dal cappello...!!!

Saluti
F.C.

Rispondi