Ecco controlli e connessioni tipiche di un subwoofer che potremmo provare ad usare in un impianto stereo, non del tutto a caso è un modello Dali
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Domanda da neofita: che diavolo è l'ingresso LFE?
Piano, non spingete... ok, d'accordo, è l'ingresso per gli effetti speciali in bassa frequenza dei film. Quindi che ci importa, visto che noi vogliamo aggiungere il sub a due casse hifi, non farci un home theatre 5.1?
Ci frega assai perché a noi ci piace di usare un bel x-over esterno con cui controllare cosa mandare al sub e cosa ai diffusori principali ottenendo un incrocio a regola d'arte, anche ammettendo la possibilità di posizionamenti vari sia del sub che dei diffusori.
Gli ingressi L & R non ci sono utili perché sottostanno al passa basso interno la cui frequenza è regolabile al massimo a 140Hz, facilmente troppo bassa e comunque difficile da gestire perché in cascata con il x-over esterno. Inoltre la pendenza è spessissimo sconosciuta.
Fregatura definitiva: il sub non ha un filtro passa alto per i diffusori! E' il caso più comune.
State pensando cha abbia preso un sub troppo economico?
caratteristiche dichiarate di un modello B&W
Descrizione: Sistema subwoofer attivo in cassa chiusa amplificata
Dimensioni: Altezza: 310 mm (piedini esclusi); Larghezza: 310 mm; Profondità: 375 mm griglia e controlli inclusi
Trasduttore: da 250 mm ø a corsa lunga con membrana in carta/Kevlar®
Emissione potenza: 200 W
Gamma frequenze -6 dB a 20 Hz e 25/140 Hz regolabile (EQ pos. A)
Risposta in frequenza ±3 dB 27 Hz – 40/140 Hz regolabile (EQ pos. A)
limite alto del passa basso 140Hz, nessuna uscita filtrata passa alto.
un modello JBL:
Potenza dell'amplificatore (RMS): 600 Watt
Driver: Cono in polpa di cellulosa impregnato di Kevlar/Kapoc da 15"
Ingressi: Livello linea, Livello altoparlante e DSP Direct
Uscite: Livello linea e Livello altoparlante
Frequenza di taglio basso: 30 kHz - 150 Hz, 24 dB/ottava, variabile continuamente
passa basso da 24 dB/ottava, bello conoscere la pendenza. Ma il taglio è sempre necessariamente da sub audiofilo e manca il filtraggio passa alto.
un prestigioso Sonus Faber:
Subwoofer attivo in cassa chiusa, complemento ideale della collezione Olympica Nova
Amplificatore integrato in classe AB da 600 watt nominali, 900 watt di picco
Woofer da 10 pollici (254 mm) a lunga escursione con diaframma ultra rigido e leggero, composto da una struttura a sandwich tri-laminata con parte centrale a nido d’ape
Risposta in frequenza: 25 Hz
FC con crossover variabile
Processore digitale DSP avanzato nello stadio di ingresso
Interfacce Ethernet e Wi-Fi (ricevitore incorporato, trasmettitore opzionale disponibile separatamente) con facoltà di collegamento del segnale senza fili
Applicazione dedicata gratuita disponibile per Android e iOS (iPhone, iPad) per gestire il subwoofer da remoto, completa dei seguenti controlli: volume, crossover, curve di filtro 24 dB/Oct, fase, equalizzatore parametrico, delay, autospegnimento
Ingressi: 2X line level (L/R e LFE) sbilanciati RCA, 1X line level bilanciato XLR, 1X high/speaker level (Speakon)
taglio con filtro digitale molto più gestibile ma sempre nessun passa alto per i diffusori.
E' chiaro il senso di questi oggetti: aggiungersi in basso ai diffusori principali. E' l'impostazione che chiamo "audiofila" che vorrebbe preservare il suono delle casse principali al massimo, quindi le lascia suonare come se il sub non ci fosse e a quest'ultimo consente di farsi sentire solo dove le casse non emettono. Il senso è facile da capire ma non è una buona ricetta.
Noi ci accolleremmo volentieri un x-over esterno per fare le cose per bene; cioè un incrocio che abbia un senso come risposta complessiva e alleggerisca il compito ai diffusori principali. Inoltre potremmo svincolare l'emissione dei bassi, non solo quelli più profondi, dai diffusori principali potendo ottimizzare il posizionamento in ambiente.
Per farlo ci servirebbe un ingresso lineare, non pasticciato da filtri di cui spesso sappiamo pure poco. E qui verrebbe buono l'ingresso LFE, in fin dei conti sul canale x.1 la banda è già limitata da chi ha fatto la colonna sonora e non è bene pasticciarla ulteriormente.
specifiche di un sub Canton:
Risposta in frequenza: 20-200 Hz.
Frequenza di crossover: regolabile da 45 a 200 Hz.
uno di Velodine:
Risposta in frequenza: 15 Hz – 320 Hz (±3 dB); estensione in bassa frequenza: 13 Hz
un costoso KEF:
Recommended High-Pass Filter (HZ)
40Hz – 120Hz, Bypass
40Hz – 140Hz, LFE
Variable Low Pass Filter
40Hz – 140Hz, LFE
Frequency Response
(±3dB)
11Hz – 200Hz
questo ha delle uscite filtrate passa alto (a passi con microswitch) e passa basso che arriva ai soliti 140Hz. Però dichiara una risposta in frequenza che si ferma a 200Hz.
dalle caratteristiche di un sub SVS:
Risposta in frequenza: 15 Hz – 320 Hz (±3 dB); estensione in bassa frequenza: 13 Hz
320Hz come il Velodine, in effetti questo SVS con un cono da 17" potrebbe essere simile.
Sono solo degli esempi (ne ho spulciato parecchi altri) e per giunta i dati di questi sub sono spesso poco chiari ma il succo è evidente: anche l'ingresso LFE è filtrato. Di far fare al sub quello che vogliamo noi ce lo possiamo scordare; sapere a priori come si combinerà il filtro interno con il taglio esterno è impossibile.
In pratica l'appassionato che decide di dotarsi di un sub nella maggior parte dei casi si troverà a non migliorare minimamente il suono dell'impianto esistente e cercherà solo di cucirci un prolungamento in basso. Peccato che le probabilità di ottenere un incrocio ben fatto controllando solo al frequenza del passa basso e la sua fase (spessissimo con la sola opzione di invertirla) sono infinitesimali. Se così non fosse progettare cross-over sarebbe un gioco facile, non lo è.
Ci sono due strade: vogliamo fare un gran casino e quindi alziamo la frequenza di taglio generando, se ci dice bene, un bel rigonfiamento sulle basse veloci. Per la festa dei ragazzini non è male, potendo equalizzarlo magari potrebbe essere digeribile; siamo audiofili e non tolleriamo picchi nella risposta in frequenza - sulle basse dove ci si mette pure l'ambiente men che meno! - quindi abbiamo una sola possibilità: tirare in basso il filtro del sub sino ad evitare rigonfiamenti strani ma con la contropartita di un bel buco nell'incrocio che risulterà apertissimo.
Il risultato funziona: il suono dell'impianto non viene peggiorato e se proviamo ad ascoltare dei bassi molto profondi prima non c'erano e ora si. Il buco non si nota, anzi garantisce finta "pulizia" se non in casi sporadici. E' un piano B non potendo fare le cose per bene.
La distanza dal piano A è enorme: si rinuncia a un sacco di dinamica; si rinuncia ad emettere le basse da una posizione più favorevole di quella adatta alle casse principali; si rinuncia a poter sfruttare la sovrapposizione tra sub e main, che in alcuni casi può avere senso se studiata e non frutto del caso; se stiamo organizzando l'intero sistema, rinunciamo a scegliere satelliti con meno estensione a favore dell'efficienza, piuttosto che della compattezza.
Da notare che i piccoli diffusori a gamma quasi intera, sistematicamente con bass-reflex accordato necessariamente alto, se non vengono filtrati non vanno certo lontano grazie a un sub aggiuntivo. Quando ci ascoltate musica per cui abbia senso il sub il programma contiene frequenze inferiori a quelle a cui è efficace il reflex. Risultato: il wooferottolo spernacchia impastando anche tutta la gamma media e diventa inascoltabile, anche se intanto i bassi del sub fossero magnifici.
Quindi ho una risposta alla domanda che poneva il post sul subbotto Dali: il mercato si appresta a sdoganare il sub in hifi o lo confinerà nell'ambito degli impianti economici?
Al momento direi la seconda: il sub negli impianti belli al massimo può ambire al ruolo di accessorio che interviene giusto con il pedale dell'organo o sporadicamente sulle note più gravi del pianoforte ma i problemi in gamma bassa e mediobassa tipici dei diffusori di moda e del loro posizionamento li lascerà inalterati. Tanta spesa, poca resa. Ecco perché ho promosso, ma lui è solo un esempio, il cubotto Dali a crimine pubblicitario.
Questa scampolo di intervista basterebbe a scrivere la sentenza:
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Dali vi vende satelliti e sub, però la gestione dell'incrocio la demanda ad uno sconosciuto ampli generico, garanzia di risultato casuale.
Non sarà che la fanno facile pur di appiopparvi il sub? O rendere più appetibili le casse economiche?
L'unica difesa dell'incauto acquirente è quella già citata: tra un bel picco in basso e un buco meglio girare in senso antiorario la manopola della frequenza di taglio e fare meno danno possibile. Però per risultare indolore le casse principali devono scendere e se le avevate piccole anche le prestazioni rimangono piccole.
Perché se provaste a incrociare a 150Hz un buco lo sentireste bene, un picco sarebbe orrendo. E non è che andare su e giù con il passa basso vi garantisca di spianare la risposta. Aggiungere un sub che alleggerisca davvero il lavoro delle casse principali è un lavoro da progettisti, al limite da appassionati molto tecnici ed esperti.
La vera strada commerciale è che il produttore progetti un sistema chiuso, magari con i satelliti che possono suonare da soli con molti limiti ma necessariamente un sistema dalla progettazione completa che preveda il sub. Vendere l'aggiunta "fai da te" è un paraculata rinunciataria sul piano delle prestazioni.
Come crimine non vi basta?
Allora sentite questa: tra pilotare il sub con il segnale a livello linea e ingressi RCA e pilotarlo con le uscite dell'ampli principale (che in questo caso DEVE lavorare a gamma intera!) la seconda è preferibile.
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Avete capito? Se derivate il pilotaggio dal pre sentirete i bassi in anticipo!
Una buona ragione per preferire questo collegamento (stiamo parlando comunque di configurazioni di serie B a essere buoni) può essere l'esuberanza del sub rispetto all'amplificazione principale, evitereste che sui picchi si sentano solo i bassi. Se aumentando la potenza dell'ampli principale l'unico risultato è di mandare in crisi i diffusori, potrebbe essere il male minore. Meglio se con valvole, ci sono più probabilità che non tirino le cuoia i tweeter. Non è questione di preservare la timbrica dell'impianto, si tratta solo di limitare i danni quando l'impianto non ce la fa.
Luca