Perché il diffusore perfetto non esiste ?

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F.Calabrese
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Perché il diffusore perfetto non esiste ?

#1 Messaggio da F.Calabrese » domenica 12 ottobre 2025, 18:57

Vale anche per gli amplificatori, la constatazione che esistono configurazioni progettuali avanzatissime e con prestazioni stratosferiche -rispetto a quel che offre il mercato- ma nessun fabbricante perde tempo e/o investe risorse per produrle e pubblicizzarle.

Questo è un concetto che vi propongo ormai da anni, solitamente quando vengo accusato di trovare sempre difetti nella pratica totalità dei diffusori (ed ampli) commerciali. Ebbene: i difetti ci sono, tant'è che in 16 anni di mia presenza sul Web non sono stato MAI smentito (se non da qualche disonesto che negava persino l'evidenza).

In questi ultimi tempi -ve ne sarete accorti- scrivo meno e con qualche difficoltà, perché mi risulta davvero difficile evitare espressioni severe, ma inevitabili.

Prendiamo ad esempio il bellissimo thread di Lucaesse, che ha ormai superato la bellezza di centomila letture: https://www.hifi-forumlibero.it/phpBB3/ ... f=5&t=9958

Ebbene, la morale che si ricava facilmente -scorrendolo- è che in campo HiFi esistono ormai da decenni dei "prodotti per polli", vale a dire diffusori ed elettroniche che sono stati progettati e realizzati appositamente per soddisfare le esigenze di acquirenti che non solo ne capiscono poco o nulla, ma anzi sono psicologicamente felicissimi di farsi prendere sfrenatamente per i fondelli. Fateci caso: ogni volta che si insinua anche la minima critica a questi prodotti, scatta subito l'intervento dell'irato estimatore, che non perde mai nemmeno un secondo del suo tempo per riflettere sul fatto che le critiche potrebbero essere concrete e meritatissime, ma insorge -come il Tecoppa di Ferravilla- gridando: "Hanno parlato male di Garibaldi...!!!". E nessuno ride, mai...

In questo thread proverò a raccontarvi quella che io considero la "prova provata" dell'esistenza di prodotti per polli e -soprattutto- del loro grande successo.
La prova, questa volta, la fornisce la mia stessa carriera di realizzazioni -in tutti i campi dell'Elettroacustica- lungo la quale si vede bene che le soluzioni progettuali migliori e più efficaci sono quelle che hanno sempre ottenuto il minore riscontro, sia in termini di stima e considerazione che di vendite.

Comunque io resto convinto che la migliore prova dell'esistenza di "prodotti per polli" stia nell'impiego sistematico dei conduttori in Argento in campo Hi-End. L'Argento ha infatti una conduttività solo marginalmente superiore rispetto a quella del Rame, ed in ogni caso quel che si può fare con un avvolgimento in Argento, lo si può fare egualmente con un avvolgimento in Rame di pari sezione, oppure adottando una sezione minimamente superiore (per connessioni o avvolgimenti lunghissimi, che in Hi-End praticamente non esistono...).

A partire dal post che segue vi proporrò un ragionamento semplice, confermato passo-passo dai risultati di misurazioni, alcune delle quali le ho eseguite proprio in questi giorni, appunto per poter approfondire insieme.

Segue
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Re: Perché il diffusore perfetto non esiste ?

#2 Messaggio da F.Calabrese » domenica 12 ottobre 2025, 19:18

Siete pronti...? Bene... partiamo con una domanda: COME POTREBBE ESSERE UN "DIFFUSORE PERFETTO...???

Quantitativamente, io credo che quando si parla di realizzazioni sofisticate e verosimilmente costose, sia DOVEROSO che tra le caratteristiche dell'impianto ci sia anche quella di poter riprodurre TUTTI i generi musicali, incluso il Rock-Pop a livelli "Live" e la Classica orchestrale senza distorsione. Ebbene: questi due ultimi criteri portano stranamente allo stesso risultato, nel senso che il pop-rock Live richiede almeno 124-126 dB di Picco Lineare, mentre per la Classica basterebbero dieci dB di meno, ma il requisito della bassa distorsione lo si ottiene solitamente surdimensionando appunto l'impianto. Non è un caso che Pavarotti andasse in Tour con un impianto da almeno ventimila Watt: per le sue esigenze quantitative era senz'altro surdimensionato, ma per ottenere la qualità necessaria al caso era chiaro che non si poteva operare quell'impianto ai livelli di un concerto rock, ai quali avrebbe distorto percepibilmente. Ricordiamoci di questi valori e non dimentichiamo che vanno riferiti alla posizione d'ascolto, che negli impianti migliori non è mai più vicino di tre metri dai diffusori (non siatmo parlando di una coppia di Rogers: lo avete compreso tutti, spero).

Qualitativamente -oltre al surdimensionamento quanto meno dei diffusori- esistono altri DUE requisiti tecnici fondamentali, che ampli e diffusori uniti devono garantire, perché si possa parlare di "perfezione":

1)- Il primo requisito è che i diffusori siano interfacciabili con i normali ambienti, arredati il più possibile normalmente. Se infatti un impianto, per suonare, dovesse necessitare per forza di un ambiente trattato alla perfezione, o persino di una camera anecoica, ecco che questo costituirebbe un limite bello grosso, oltre ad un aggravio di costi enorme; pensate soltanto al caso di un trasloco.

2)- Il secondo requisito è quello che i diffusori NON siano risonanti, vale a dire non solo che la loro risposta sia il più possibile lineare IN AMBIENTE, ma anche che il loro suono non sia caratterizzato da lunghe code, che colorano il decadimento sia degli ambienti che degli stessi strumenti.


AVETE FATTO ATTENZIONE...??? Beh... per soddisfare il primo requisito esistono diverse soluzioni alternative, più o meno complesse, ma per soddisfare anche il secondo -insieme- ne esiste praticamente UNA sola, vale a dire un bel caricamento a tromba...

Nel prossimo post proseguiremo con i dettagli tecnici del nostro "diffusore perfetto".


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Re: Perché il diffusore perfetto non esiste ?

#3 Messaggio da F.Calabrese » domenica 12 ottobre 2025, 19:43

Riassumiamo brevemente: un diffusore completamente a tromba (cioé un FullHorn) possiede due caratteristiche che lo rendono intrinsecamente superiore rispetto a qualsiasi diffusore a radiazione diretta: la prima è quella di smorzare alla perfezione le risonanze sia del trasduttore che della membrana di questo. Oltre alle trombe esistono anche caricamenti complessi, come le doppie linee di trasmissione o le doppie cavità accordate, ma queste ultime due configurazioni funzionano proprio grazie a risonanze che è assai difficile gestire. Con le trombe (con quelle ben progettate) basta la componente resistiva (prevalente) del carico acustico a smorzare ogni risonanza, inclusa quella del woofer. E questo è un vantaggio semplicemente fenomenale, perché dispensa l'amplificatore dal doversi accollare un compito che è assai più complesso di quanto la teoria che circola sul Web riconosca... Non solo, ma un ampli può -a fatica- smorzare la risonanza fondamentale di un woofer (o mid), ma non può nulla contro le risonanze del materiale di cui è fatto il cono. Invece, una tromba ben progettata queste risonanze le smorza incredibilmente bene !!!

Ma la caratteristica davvero unica dei FullHorn è nel modo con cui si interfacciano con gli ambienti, anche quelli acusticamente meno felici.
Attenzione però: questa caratteristica è propria SOLO E SOLTANTO delle trombe ben progettate, vale a dire quelle che hanno le superfici di gola e di bocca "giuste" ed il corretto coefficiente di accrescimento. Prendete ad esempio quelle pseudo-trombe con il condotto corto due palmi, come le Altec A7 o simili, e con la superficie di gola grande come quella del woofer: è chiaro che questo tipo di trombe non solo smorza molto poco le risonanze dei coni e delle loro membrane, ma soprattutto vede l'ambiente come lo vedrebbe un qualsiasi woofer di grande diametro. Nulla di speciale, se non tanto legname potenzialmente risonante.

Le trombe veramente progettate sono qualcosa di completamente diverso: innanzitutto si riconoscono per il fatto che le loro superfici di gola sono molto più piccole rispetto alle superfici dei woofers o delle membrane dei drivers che le pilotano. Questo da una parte consente di raggiungere la massima efficienza e la minima distorsione, insieme, ma crea anche una cavità (alla gola) che fa da filtro passa-bassa, stroncando l'irradiazione di qualsiasi risonanza delle membrane dei coni (che tipicamente sono situate anche due ottave al di sopra).
Quanto al coefficiente di accrescimento: qui si distingue l'autocostruttore della domenica dal vero professionista, perché il primo non ha e non può avere idea di quanta energia ritornerà indietro -fino all'ampli- dalle riflessioni che inevitabilmente si creano quando l'onda piana che si propaga nel condotto della tromba raggiunge la bocca e diventa, per forza di cose, sferica. Un coefficiente di accrescimento troppo lento non fa altro che moltiplicare letteralmente queste riflessioni, che non solo fanno perdere di efficienza, ma aumentano l'escursione e la distorsione, oltre a rendere assai più difficile la vita a qualsiasi amplificatore.

ORA SIAMO SINCERI: quanti "diffusori a tromba ben progettati" avete mai visto in circolazione...?

Risposta: escludiamo i moncherini di tromba come quelli della Altec A7, 210, 816, per non parlare degli orrendi "cubi JBL" (4560 e 4550, per capirci...). Escludiamo anche le troppo lunghe trombe a cornucopia, come WE, Sato, ecc... nel caso delle quali è la distorsione da nonlinearità dell'aria a massacrarne le prestazioni... COSA RESTA...? Pochissimo, anzi forse nulla, perché anche la tromba effettiva delle Klipschorn è assai più corta di quanto sembri da disegni e foto (il primo tratto ha una frequenza di taglio più alta, ed è quindi inutile in gamma bassa).

Piccola pausa, dopo la quale il thread proseguirà.

Saluti
F.C.

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Re: Perché il diffusore perfetto non esiste ?

#4 Messaggio da F.Calabrese » lunedì 13 ottobre 2025, 11:22

Bene... proseguiamo insieme.

Sgomberiamo subito il campo da un possibile malinteso: qui non stiamo discutendo di impianti da mille Euro, da ascoltare in un ambiente di 12-20 metri quadrati. Per quel tipo di esigenze il mercato offre soluzioni buone ed economiche, anche se con ovvi limiti.

Qui stiamo parlando di sistemi TOP, da ascoltare in ambienti medi-grandi, che consentano una distanza di ascolto di almeno tre metri, e con un budget a disposizione che sia in linea con quello che spenderebbe comunque l'appassionato che volesse mettersi in casa una coppia di diffusori prestigiosi (B&W, Sonus Faber, Focal, Dynaudio, ecc.) da pilotare con un'accoppiata di pre e finale con i soliti Audio Research, Mc Intosh, Accuphase, Pass e via di seguito. Chi spende per questo tipo di impianti ha il diritto di poterci ascoltare tutti i generi musicali, senza che la distorsione rappresenti il limite. Questo è tecnologicamente possibile E NON DA OGGI, ma -ne sarete sorpresi- da almeno mezzo secolo. Come scopriremo insieme.

C'è anche un altro malinteso che vale la pena di togliere subito dai piedi, ed è quello secondo cui gli impianti dinamicamente limitati siano -in qualche modo- PIU' RAFFINATI quando sono chiamati a riprodurre brani di musica Jazz o Barocca, o le solite voci femminili con pochi strumenti di accompagnamento. Questa è una balla colossale, che è stata artatamente messa in circolazione da chi vendeva diffusori asfittici ed ampli di potenza insufficiente. E QUI SOTTO VE NE MOSTRO LA PROVA.

Anni fa venni invitato ad ascoltare un impianto "top", composto da due diffusori B&W 800D (i due provati dalla rivista Audioreview), il cui proprietario aveva organizzato una prova a confronto tra i suoi finali (Mark Levinson 432, se ricordo bene) ed una coppia di finali mono Accuphase (A-60, se ricordo). Ricordo che portai con me un fonometro appena calibrato e certificato, con il quale misurai i livelli collocandomi alle spalle del divano dove sedevano gli amici appassionati: quindi il livello che io misuravo era di pochissimo inferiore rispetto a quello di ascolto. Ora osservate con attenzione i due grafici qui sotto, relativi alla Canzone di Marinella (con Mina e de André) ed al CD Sheffield di percussioni. Notate quanto sia alto il livello della Canzone di Marinella, che tuttavia non era assolutamente fastidiosa all'ascolto. Il controllo di volume era gestito NON DA ME, ma dagli altri appassionati. Notate anche quanto di POCO SUPERIORE sia stato il livello con il brano di percussioni, a riprova del fatto che eravamo arrivati al limite oltre il quale la distorsione sconsigliava di aumentare...
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Ora fate bene attenzione, perché chi è stato a casa mia ed ha ascoltato la Canzone di Marinella con un FullHorn (un sistema da oltre 130 dB di picco indistorti) ha notato che l'ascolto migliore era quello a 70-75 dB"A" di livello medio (Livello Equivalente, vale a dire la curva in basso). Quindi le B&W richiedevano un livello più alto... Come mai...??? Beh la risposta è semplice quanto imbarazzante: le ricerche pubblicate sul Journal of AES dimostrano che i diffusori a radiazione diretta con sospensioni morbide (foam e gomma) tendono a mascherare i dettagli ai livelli più bassi, di fatto costringendo gli ascoltatori ad alzare il volume, per percepire egualmente quei dettagli. Ecco quindi totalmente smentita la balla sulla PRESUNTA RAFFINATEZZA dei sistemi tradizionali, a radiazione diretta...

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Re: Perché il diffusore perfetto non esiste ?

#5 Messaggio da F.Calabrese » lunedì 13 ottobre 2025, 11:34

F.Calabrese ha scritto: ↑
lunedì 13 ottobre 2025, 11:22
...le ricerche pubblicate sul Journal of AES dimostrano che i diffusori a radiazione diretta con sospensioni morbide (foam e gomma) tendono a mascherare i dettagli ai livelli più bassi, di fatto costringendo gli ascoltatori ad alzare il volume, per percepire egualmente quei dettagli. Ecco quindi totalmente smentita la balla sulla PRESUNTA RAFFINATEZZA dei sistemi tradizionali, a radiazione diretta...
VOLETE LA PROVA DEFINITIVA...??? Guardate con attenzione i due grafici qui sotto, tratti da uno studio pubblicato sul Journal of AES.
Il primo grafico mostra il comportamento a basso livello di un woofer con sospensione in gomma: si nota la nonlinearità e la variazione "a caso"...
Il secondo grafico mostra invece il comportamento di un woofer Pro con sospensione a tre pieghe, che invece risulta linearissimo anche ai bassi livelli.
Queste sono cose arcinote nel mondo dei veri esperti, vale a dire di chi osserva i risultati all'ascolto senza farsi condizionare dalla pubblicità o dalle mode.

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Eccoci dunque alla prima deduzione incontrovertibile: un sistema di diffusori veramente TOP non può e non deve impiegare woofers (e midranges) con sostensioni in foam o gomma, proprio perché le prestazioni ai bassi livelli di questo tipo di sospensioni sono nonlineari e dannose nei confronti della risoluzione percepita. La necessità di alzare il volume (vedi post che precede) ne è la prova provata.


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#6 Messaggio da F.Calabrese » lunedì 13 ottobre 2025, 11:38

Ora invece passiamo al nostro "diffusore perfetto", la cui foto la posterò solo alla fine di tutto il ragionamento e dopo i risultati delle misurazioni di conferma, che ho effettuato in questi giorni.

Per la cronaca, si tratta del diffusore a tromba che riproduceva la gamma bassa del sistema che raccolse il commento che ho postato almeno cento volte, e che vi ripropongo qui sotto... :lol: :D :lol: :D

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Re: Perché il diffusore perfetto non esiste ?

#7 Messaggio da F.Calabrese » lunedì 13 ottobre 2025, 11:48

Ora passiamo alle misurazioni, per le quali mi sono (re)inventato una tecnica molto semplice e di estrema utilità.

Ho infatti creato un segnale di prova (24 Bit - 96 KHz) consistente in MEZZA ONDA a 250 Hz., vale a dire un segnale il cui spettro è lineare dalla Corrente Continua a circa 300 Hz, dopodiché il livello decade gradualmente, con alcuni zeri. Ma quel che a noi ora interessa è appunto valutare la dinamica della gamma bassa, appunto sotto 300 Hz. Ecco qui sotto la forma di un singolo impulso, che all'ascolto suona più o meno come un colpo di percussione. Il test completo (vedi immagine più in basso) consiste in una sequenza di questi impulsi, ripetuti quattro volte per ogni polarità e poi ancora, a livelli 2-4-6-8-10-12 dB inferiori a quello massimo (scelto in modo di corrispondere con il clipping dell'ampli: un Thomann E-800 nel caso).

FC1-250Hz test sig.png
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FC1-250Hz test compl.png
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Lo scopo del test è duplice: da una parte è utile per individuare il massimo Livello di Picco Lineare (cioé non pesato) raggiungibile con quella combinazione di ampli e diffusore, ed aduna determinata distanza di ascolto. Dall'altra parte la sequenza a livelli digradanti serve per accertare se il diffusore (o l'ampli) saturano ai livelli maggiori, e da quale livello in poi ce la facciano senza distorsione. Vi anticipo che il nostro diffusore ha risposto alla perfezione, con spettri perfettamente paralleli per tutte le serie di impulsi, compresa quella al limite del clipping dell'ampli. favoloso...


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Re: Perché il diffusore perfetto non esiste ?

#8 Messaggio da F.Calabrese » lunedì 13 ottobre 2025, 12:01

Scommetto che sarete curiosi di scoprire di quali livelli e di quali potenze parliamo.

Ricordatevi -di qui in avanti- CHE LA DISTANZA DI MISURA E' A TRE METRI E 20 CM. DALLE BOCCHE DELLE TROMBE DEI BASSI.

Per un segnale impulsivo, in cui il riverbero aggiunge poco, questo corrisponde a circa 10 dB in meno rispetto al livello misurabile alla solita quanto inutile distanza di riferimento di un metro.

Prima di postarvi -qui sotto- i risultati rilevati con i fonometro, vi invito a porvi una domanda: "SERVONO PER DAVVERO COSI' TANTI dB...???"

NO, ASSOLUTAMENTE NO. Questa misura serve solo a capire quali livelli corrispondano a quali potenze. POI, una volta capita la proporzione, sceglieremo insieme la potenza di ampli realmente necessaria (che in questo caso sarà enormemente inferiore rispetto a quella di prova).

Comunque ecco qui sotto il tracciato fonometrico relativo ad UNO dei due diffusori a tromba, a 3,2 metri dal fonometro e con la sequenza di impulsi.

Ranoc - dx- sin 3m2.jpg
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Tenete presente che i due diffusori producono livelli del tutto identici. Notate anche che la progressione di -2 dB per ogni serie di impulsi è perfettamente rispettata: segno che l'ampli non ha avuto alcuna difficoltà anche al massimo livello, ed anche il diffusore ha mantenuto livello e risposta identici...

Ricordatevi anche che per questa prova abbiamo usato i due singoli canali di un economicissimo ampli Thomann E-800, che possiamo serenamente considerare l'assoluto minimo, anzi ben al di sotto di quanto potremmo permetterci nel caso di un impianto TOP.
( https://www.thomann.it/the_tamp_e800.htm )



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#9 Messaggio da F.Calabrese » lunedì 13 ottobre 2025, 12:12

I due grafici qui sotto sono ancora più importanti, perché dimostrano quanto sia fulminea e perfetta la risposta ai transienti di questi diffusori.

I grafici sono due perché -confrontandoli- si vede che le ondulazioni che seguono la prima oscillazione sono ben diverse nei due casi, ED INFATTI SONO CAUSATE DALLE RIFLESSIONI in ambiente. Non dimenticate che il fonometro era collocato a 3,2 metri dai diffusori, per cui le riflessioni non possono che essere ben presenti. Anzi qui hanno un livello di picco incredibilmente ridotto, se ci pensate...

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FC1-250Hz spike_b.png
FC1-250Hz spike_b.png (121.84 KiB) Visto 50039 volte

Guardate che un comportamento ai transienti di questo tipo, per giunta a 130 dB, è assolutamente fuori della grazia del cielo.

Per confronto, vi posto il risultato della stessa misura, ma ad UN METRO dal diffusore, con un sistema DCAC... (non fatemi fare battute sulla pronuncia di questa sigla e sulla sua indubbia pertinenza con le prestazioni che vedete)...

Geddes_Sub_LFspike_115dB.jpg
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Visto che orrore...???

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Re: Perché il diffusore perfetto non esiste ?

#10 Messaggio da F.Calabrese » lunedì 13 ottobre 2025, 12:26

Ora arriva una vera e propria chicca... vale a dire il risultato di quando si accendono TUTTI E DUE i diffusori, sempre a 3,2 metri dal fonometro.

Notate il livello estremo del primo picco (137,5 dB) ed il fatto che questo è NON 3 dB ma quasi 6 dB superiore rispetto al livello massimo raggiunto da ciascuno dei due diffusori.

COSA ACCADE...??? Semplice: la risposta ai transienti dei due diffusori è così perfetta, come pure la loro risposta in fase, che le due emissioni si combinano senza interferenze negative, migliorando l'impedenza di radiazione ED AUMENTANDO L'EFFICIENZA. Un risultato da record, che non troverete in alcun altro diffusore, per una serie di motivi che discuteremo alla fine del thread.

Ranoc - dx+sx sin 3m2.jpg
Ranoc - dx+sx sin 3m2.jpg (43.65 KiB) Visto 50035 volte


Ora concedetemi una breve pausa, ma voi fermatevi a riflettere: con un ampli da 500 Watt su 4 ohm per canale (ma i diffusori hanno un'impedenza superiore) abbiamo raggiunto la bellezza di 137,5 dB a 3,2 metri di distanza. Decisamente ben oltre quanto necessario.

Se ci volessimo accontentare di "appena" 125 dB di picco, ci basterebbe un ampli di potenza 137,5 - 125 = 12,5 dB inferiore, cioé circa 18 (DICIOTTO) VOLTE INFERIORE. Quindi ci basterebbero meno di 30 Watt (rms) per canale, per pilotare questi incredibili bassi.

Ragionateci: 30 Watt sono una potenza che si può raggiungere con ampli valvolari raffinatissimi, anche privi di controreazione (tanto il basso a tromba non ha alcun bisogni di smorzamento elettromagnetico).

Mentre io predispongo i grafici delle altre misure, per le quali ho impiegato un segnale musicale, provate a proporre una combinazione di ampli e diffusori che sia in grado di competere con questi "Ranocchi"...


Saluti
F.C.

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